«Social utilissimi, ma la Chiesa è comunità»
di Sebastiano Depperu
Il vescovo Sanguinetti promuove l’operato delle parrocchie della diocesi in tempi di Covid-19
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TEMPIO. Messe in sicurezza in tempi brevi, apertura ai social, paure e solitudine nel periodo di chiusura forzata, mancanza del contatto con i fedeli a causa dell'epidemia da Codiv-19. Ne parla monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias, a proposito del nuovo Dpcm che ancora vieta le funzioni con i fedeli. «Mi sarei aspettato qualche apertura in più – spiega – c’erano le condizioni oggettive, a partire da alcune regioni, come la nostra Isola. Ma le immediate precisazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte rettificano la posizione espressa in conferenza stampa e sembrano andare in questa direzione: approvazione in tempi brevi dei necessari protocolli che prevedano tutte le precauzioni circa il numero dei partecipanti alle funzioni a seconda dell’ampiezza dell’edificio sacro, il distanziamento, l’uso dei dispositivi sanitari e la stessa sanificazione degli ambienti». La chiusura forzata delle chiese è stata un peso anche a livello personale. Il vescovo l’ha vissuta «con lo stesso disagio di tutti e con la normale sofferenza per un improvviso e radicale stravolgimento delle nostre abitudini, per la privazione di qualunque relazione sociale, del normale svolgimento del nostro servizio pastorale, per la mancanza del quotidiano ed intenso rapporto con le nostre comunità, per la celebrazione della Messa davanti a desolanti banchi vuoti. Ma, anche, con una consapevolezza e forza interiore, senza mai perdere la speranza che il sacrificio di tutti sarebbe servito ad accelerare la sconfitta di questo terribile nemico». Molti sacerdoti e parrocchie si sono organizzati con le dirette streaming. «I social e le emittenti televisive – afferma monsignor Sanguinetti – sono stati un provvidenziale e indispensabile strumento per superare la barriera della distanza e della separazione fisica. Mai come in questo momento il virtuale ha contribuito a superare distanze e steccati fisici, la solitudine personale e la mancanza della comunità. Io che non sono un frequentatore dei social, ne ho scoperto e sperimentato la validità. Incredibile il numero di coloro che nelle loro case si sono uniti alle celebrazioni, ai momenti di preghiera e alle catechesi». Nella diocesi, le dirette facebook potrebbero avere un futuro anche dopo l'epidemia: «Come tutti gli strumenti, facebook di per sé è neutro. È buono o cattivo dall’uso che se ne fa. In questo caso, ma non solo, ha dimostrato tutta la sua positività. Tuttavia, non potrà mai sostituire la vita ordinaria della parrocchia e della Chiesa, fatta d’incontro, di relazione vera, di assemblea, di contatto e comunicazione personale, sia con i sacramenti, sia con gli altri membri della comunità. Strumento non sostitutivo, dunque, ma valido supporto all’azione liturgica e pastorale».
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