la lettera
«Quelle aggressioni verbali dovevano essere censurate»
Il disfacimento dei valori nella vita quotidiana ha portato a quel “naturale” scetticismo e disprezzo verso la politica individuata come fucina di scalda poltrone a titolo oneroso. Un conflitto di...
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Il disfacimento dei valori nella vita quotidiana ha portato a quel “naturale” scetticismo e disprezzo verso la politica individuata come fucina di scalda poltrone a titolo oneroso. Un conflitto di valori che necessariamente trapela dai nostri comportamenti.
Ed è un percorso accelerato dalla deriva politica, dove l’ingiuria prevale sulla proposta di soluzioni ai problemi e, con toni da bieca campagna elettorale si continua a giocare con la vita dei cittadini. Clima politico dove l’onta interpersonale non rileva, al contrario, si cerca di lavarla riversando l’acqua sporca sulla parte lesa. Tutto questo scomodando Pietro Nenni e le sue citazioni, che peraltro amava ricordare che la politica si fa con sentimento e non con risentimento. Quest’ultimo peraltro è la linfa che spesso scorre negli interventi del consiglio comunale di Olbia dove, fin da subito, abbiamo percepito un arroccamento generale in difesa del Re. C’è un limite però che non si dovrebbe mai superare, e noi tutti, al di là di ogni schieramento, dovremmo difendere l’adesione all’etica prima ancora della ragione politica. Un limite entro il quale si possano serenamente misurare le persone a beneficio di una dialettica istituzionale volta a promuovere le buone pratiche. Il limite di tutto ciò è stato superato e ad essere lesa è l’intera città. Nel suo seno ha espresso un sussulto di orgoglio e ha preso le distanze da questa realtà. Quel limite, ricorda un collega, è stato oltrepassato dal generale e conseguentemente le sue truppe si sentono legittimate a emularlo e, se possibile, andando oltre con frasi sessiste fuori onda alle quali abbiamo assistito.
Il momento di emergenza, ormai sociale, ci deve ricondurre a un clima più pacato e più sensibile alle fragilità umane. A nulla valgono i proclami di adesione alle carte dei diritti umani approvate di quando in quando. Dopo gli errori, umanamente nessuna gogna mediatica, politicamente però è venuto meno il rispetto istituzionale che ha lasciato spazio alla giungla verbale. Bene avrebbe fatto il presidente ad applicare la censura o la sospensione da tutti i lavori all’esito delle mancate dimissioni volontarie. Nessun esempio che potesse un giorno evitare la replica di un Consiglio fra i peggiori a memoria di una consigliera alla prima esperienza amministrativa. Per questo motivo rinnovo la mia solidarietà ai colleghi Patrizia Desole e Davide Bacciu bersaglio di un’arena feroce che non meritavano e che ha messo a nudo quanto ancora è lunga la strada verso un’etica della politica. Condanno non solo le aggressioni verbali, evidenti esempi di una certa aridità affettiva di fondo e incapacità di vicinanza nei confronti del prossimo, considerato sempre un numero, un voto, ma anche e soprattutto un mancato intervento di censura delle stesse. È mancato un monito che potesse stigmatizzare quegli atteggiamenti, anzi si è voluto derubricarli cercando sponda sulla comprensione dell’errore umano e che Pietro Nenni avrebbe, a detta del presidente del consiglio comunale, ricordato con la citazione “fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura”. Però presidente, che sfida sarebbe e che immaginario mondo…
Maria Teresa Piccinnu
Ed è un percorso accelerato dalla deriva politica, dove l’ingiuria prevale sulla proposta di soluzioni ai problemi e, con toni da bieca campagna elettorale si continua a giocare con la vita dei cittadini. Clima politico dove l’onta interpersonale non rileva, al contrario, si cerca di lavarla riversando l’acqua sporca sulla parte lesa. Tutto questo scomodando Pietro Nenni e le sue citazioni, che peraltro amava ricordare che la politica si fa con sentimento e non con risentimento. Quest’ultimo peraltro è la linfa che spesso scorre negli interventi del consiglio comunale di Olbia dove, fin da subito, abbiamo percepito un arroccamento generale in difesa del Re. C’è un limite però che non si dovrebbe mai superare, e noi tutti, al di là di ogni schieramento, dovremmo difendere l’adesione all’etica prima ancora della ragione politica. Un limite entro il quale si possano serenamente misurare le persone a beneficio di una dialettica istituzionale volta a promuovere le buone pratiche. Il limite di tutto ciò è stato superato e ad essere lesa è l’intera città. Nel suo seno ha espresso un sussulto di orgoglio e ha preso le distanze da questa realtà. Quel limite, ricorda un collega, è stato oltrepassato dal generale e conseguentemente le sue truppe si sentono legittimate a emularlo e, se possibile, andando oltre con frasi sessiste fuori onda alle quali abbiamo assistito.
Il momento di emergenza, ormai sociale, ci deve ricondurre a un clima più pacato e più sensibile alle fragilità umane. A nulla valgono i proclami di adesione alle carte dei diritti umani approvate di quando in quando. Dopo gli errori, umanamente nessuna gogna mediatica, politicamente però è venuto meno il rispetto istituzionale che ha lasciato spazio alla giungla verbale. Bene avrebbe fatto il presidente ad applicare la censura o la sospensione da tutti i lavori all’esito delle mancate dimissioni volontarie. Nessun esempio che potesse un giorno evitare la replica di un Consiglio fra i peggiori a memoria di una consigliera alla prima esperienza amministrativa. Per questo motivo rinnovo la mia solidarietà ai colleghi Patrizia Desole e Davide Bacciu bersaglio di un’arena feroce che non meritavano e che ha messo a nudo quanto ancora è lunga la strada verso un’etica della politica. Condanno non solo le aggressioni verbali, evidenti esempi di una certa aridità affettiva di fondo e incapacità di vicinanza nei confronti del prossimo, considerato sempre un numero, un voto, ma anche e soprattutto un mancato intervento di censura delle stesse. È mancato un monito che potesse stigmatizzare quegli atteggiamenti, anzi si è voluto derubricarli cercando sponda sulla comprensione dell’errore umano e che Pietro Nenni avrebbe, a detta del presidente del consiglio comunale, ricordato con la citazione “fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura”. Però presidente, che sfida sarebbe e che immaginario mondo…
Maria Teresa Piccinnu
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