Giustizia riparativa, convention rinviata al 2021
La conferenza mondiale slitta di un anno. Al centro dell’attenzione ci sarà sempre la città di Tempio
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TEMPIO. Si sarebbe dovuta tenere tra poche settimane a Sassari e avrebbe avuto più di un’interessante appendice anche a Tempio la convention mondiale sulla giustizia riparativa. È stata, invece, rinviata a fine giugno 2021. Un anno di pausa forzata in attesa che gli effetti e la paura del contagio del covid-19 diventino solo un poco piacevole ricordo.
Tempio sarà, comunque, uno dei protagonisti, se non proprio l’ospite principale della conferenza che vedrà convergere nel capoluogo turritano centinaia di esperti e studiosi invitati alla Conference organizzata dall’Università di Sassari. Si sarebbe forse potuta tenere a Tempio, e così non sarà, ma quel che più conta è che al centro dell’attenzione di tutti ci sarà proprio Tempio, la prima città “riparativa” d’Italia, oltre che una delle prime in tutto il vecchio Continente. Agli amministratori e agli studenti delle scuole cittadine è giunto nei giorni scorsi un messaggio con il quale si fa il punto sulla difficile situazione del momento e sulla necessità di interrompere, ma non cancellare, lo sviluppo di un progetto che è molto vicino al conseguimento di uno dei suoi primi obiettivi: quello di proporre l’esperienza tempiese come un caso di studio di valore internazionale.
Ad occuparsene, nel giugno del 2021, saranno, d’altronde, accademici, ricercatori e specialisti della materia provenienti dalle principali università del pianeta. Ci sarà, quindi, un anno di tempo per preparare l’evento e formare meglio la nutrita delegazione di tempiesi che dovranno rappresentare la città e il suo territorio. In modo particolare, le scuole, con gli studenti e i loro insegnanti. In tanti hanno seguito seminari e laboratori per capire meglio le finalità del progetto, la più importante delle quali era e rimane quella di far della città gallurese un luogo in cui le pratiche della riconciliazione e della giustizia detta appunto “riparativa” sono possibili e sperimentabili. L’appuntamento è solo rinviato e il dialogo tra l’università di Sassari e le istituzioni cittadine coinvolte nel progetto (Comune, carcere di Nuchis e scuole) non è venuto meno.
«Proprio per non interrompere la continuità del nostro dialogo e per sentirci reciprocamente vicini - si legge in una nota della professoressa Patrizia Patrizi, ordinario di Psicologia sociale nell’ateneo sassarese - abbiamo preparato un videomessaggio per gli studenti e i docenti che partecipano al nostro progetto. Insieme all’Efrj (European Forum for Reparative Jiustice) teniamo molto a far conoscere ai partecipanti della prossima Conference le esperienze uniche di giustizia riparativa in Sardegna, in particolare a Tempio Pausania che, per prima in Italia, ha voluto costituirsi come città riparativa». Un modo, valido per studenti, amministratori e insegnanti, per esercitarsi e continuare a riflettere lo suggerisce la stessa Patrizi. È il “decalogo riparativo” del criminologo statunitense Howard Zehr. Una lettura buona per tutte le stagioni, compresi i giorni del covid. (g.pu.)
Tempio sarà, comunque, uno dei protagonisti, se non proprio l’ospite principale della conferenza che vedrà convergere nel capoluogo turritano centinaia di esperti e studiosi invitati alla Conference organizzata dall’Università di Sassari. Si sarebbe forse potuta tenere a Tempio, e così non sarà, ma quel che più conta è che al centro dell’attenzione di tutti ci sarà proprio Tempio, la prima città “riparativa” d’Italia, oltre che una delle prime in tutto il vecchio Continente. Agli amministratori e agli studenti delle scuole cittadine è giunto nei giorni scorsi un messaggio con il quale si fa il punto sulla difficile situazione del momento e sulla necessità di interrompere, ma non cancellare, lo sviluppo di un progetto che è molto vicino al conseguimento di uno dei suoi primi obiettivi: quello di proporre l’esperienza tempiese come un caso di studio di valore internazionale.
Ad occuparsene, nel giugno del 2021, saranno, d’altronde, accademici, ricercatori e specialisti della materia provenienti dalle principali università del pianeta. Ci sarà, quindi, un anno di tempo per preparare l’evento e formare meglio la nutrita delegazione di tempiesi che dovranno rappresentare la città e il suo territorio. In modo particolare, le scuole, con gli studenti e i loro insegnanti. In tanti hanno seguito seminari e laboratori per capire meglio le finalità del progetto, la più importante delle quali era e rimane quella di far della città gallurese un luogo in cui le pratiche della riconciliazione e della giustizia detta appunto “riparativa” sono possibili e sperimentabili. L’appuntamento è solo rinviato e il dialogo tra l’università di Sassari e le istituzioni cittadine coinvolte nel progetto (Comune, carcere di Nuchis e scuole) non è venuto meno.
«Proprio per non interrompere la continuità del nostro dialogo e per sentirci reciprocamente vicini - si legge in una nota della professoressa Patrizia Patrizi, ordinario di Psicologia sociale nell’ateneo sassarese - abbiamo preparato un videomessaggio per gli studenti e i docenti che partecipano al nostro progetto. Insieme all’Efrj (European Forum for Reparative Jiustice) teniamo molto a far conoscere ai partecipanti della prossima Conference le esperienze uniche di giustizia riparativa in Sardegna, in particolare a Tempio Pausania che, per prima in Italia, ha voluto costituirsi come città riparativa». Un modo, valido per studenti, amministratori e insegnanti, per esercitarsi e continuare a riflettere lo suggerisce la stessa Patrizi. È il “decalogo riparativo” del criminologo statunitense Howard Zehr. Una lettura buona per tutte le stagioni, compresi i giorni del covid. (g.pu.)
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