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Olbia

Le paure dei commercianti «Sarà difficile ripartire»

di Angelo Mavuli
Le paure dei commercianti «Sarà difficile ripartire»

Il Centro naturale piazza Gallura non nasconde i problemi per il nuovo avvio Saba: «La normalità è molto lontana e diverse aziende non riapriranno»

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TEMPIO. «Chi amministra a ogni livello la cosa pubblica, è chiamato in questo momento a un lavoro delicato e complesso che richiede assoluta lucidità nelle decisioni da assumere dopo un confronto serrato ed aperto con tutte le categorie imprenditoriali». A parlare è Patrizio Saba, già presidente della Conf-Commercio, ex presidente dell’Us Tempio e consulente del Centro commerciale naturale Piazza Gallura, in vista della ripresa delle attività.

«Temo, con molta franchezza, che la normalità sia purtroppo ancora molto lontana. Nel territorio, purtroppo, diverse imprese non riapriranno e altre lo faranno con grande difficoltà. In zone interne come la nostra, incombe inoltre la grande incognita della stagione estiva sulla quale molte delle aziende puntavano per incrementare i numeri di un inverno che è stato anch’esso, al di là della pandemia, particolarmente difficile dal punto di vista economico. Sarà, comunque, dopo l'estate e ancora dopo la fine di questo nefasto 2020 che inizieranno davvero a definirsi gli scenari difficili nei quali dovremo abituarci a vivere e lavorare. Sarà necessario agire con interventi di immediata attuazione che al tempo stesso però consentano, attraverso una attenta programmazione, di raggiungere obiettivi stabili e duraturi».

E’ d’accordo anche Tore Mandaresu, altro componente del Centro commerciale naturale Piazza Gallura, titolare da una vita della pizzeria “il Trenino”, da sempre impegnato nella difesa e nella promozione delle attività commerciali della città. «Al di là delle perdite economiche che ci sono per tutti, noi come pizzeria abbiamo cercato di mantenere in piedi l'attività - dice -, ricorrendo a un servizio che non era tra quelli da noi erogati, ovvero la consegna a domicilio. Abbiamo dovuto ripensare a come impostare il lavoro e come attrezzarci per rimanere in piedi. Finora però - afferma Mandaresu con amarezza -, abbiamo capito di essere da soli. Non sarà certo il contributo di 600 euro a convincerci di essere stati aiutati. Una cifra così, chi fa il nostro lavoro lo sa bene, è niente rispetto ai costi fissi che abbiamo dovuto sostener anche ad esercizio chiuso. Per quanto concerne la fase due cercheremo di continuare a lavorare pur fra mille difficoltà. Penso, per esempio ai bar che si sono dovuti fermare completamente. Per loro significa ripartire da zero e sarà davvero difficile». Sulla stessa linea le dichiarazioni di tantissimi altri commercianti che guardano con molta preoccupazione al futuro.

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