Maturità, l’ansia e le paure degli studenti in attesa
di Giuseppe Pulina
Accolta con favore la notizia che l’unica prova orale non sarà fatta a distanza La gratitudine alla ministra Azzolina «per la valorizzazione del percorso svolto»
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TEMPIO. Il primo vero banco di prova che il mondo della scuola sarà chiamato ad affrontare sarà l’esame di Stato. Una novità assoluta dettata dall’emergenza sanitaria. La ministra Azzolina ha deciso che gli studenti faranno una sola prova e che sarà orale. Davanti a una commissione di sei docenti interni, sotto la supervisione di un presidente esterno, dovranno dimostrare di essere preparati. Se lo saranno, potranno ottenere molti dei punti (massimo 40) con i quali verrà valutato il colloquio. Tutti hanno accolto con favore la notizia che l’esame non sarà fatto a distanza.
«Nella mia posizione sarebbe sicuramente una cosa negativa – dice Cristian Calderano, studente delle Industriali –: da me c'è troppo rumore e confusione per sostenere un esame». Anche Matteo Ladu, compagno di classe, è dello stesso avviso: «Sarà abbastanza semplice prendere le precauzioni necessarie, dato che saremo pochi e il resto delle classi non rientreranno». Alle tante incognite si aggiungerebbero quelle di natura tecnica. «Io – dichiara Antonio Moro (quinta Iti) – ho spesso problemi con il wi-fi, quindi preferisco un orale a scuola». Gli fa eco Alessio Frau: «Mi chiedo che cosa si farebbe se proprio quel giorno dovesse andar male la connessione». Il possibile effetto sorpresa lascia interdetto anche Niccolò Musselli: «Se dovessimo fare l'esame online, non riuscirei neanche a chiamarlo come tale».
Tomaso Panu, del Classico, parla di “ansia elevata al quadrato per l’incertezza”. È comunque grato alla ministra Azzolina. «Lo sono perché ha deciso di valorizzare il percorso svolto dallo studente nel triennio, con la possibilità di raggiungere un massimo di 60 crediti anziché 40». Una trovata che piace anche a Gaia Addis, quinta Scientifico: «60 crediti sembrano tanti, ma credo che siano doverosi; ho sempre giudicato in negativo la precedente distribuzione del punteggio». Ciò non vuol dire che l’esame sarà molto più semplice, ma anche se lo fosse, per Gaia i conti non tornerebbero: «A chi ci ritiene fortunati per il dover affrontare un esame facilissimo dico che il nostro ultimo anno di scuola è stato stravolto, nessuno ci darà indietro gli ultimi mesi con i compagni di classe e i prof, perché la scuola è come una seconda famiglia, un nido di emozioni travolgenti, e sarà bello poterla salutare un’ultima volta». Più ci si avvicina al 17 giugno, più l’attesa si fa eccitazione. «Anche se l’incertezza aumenta l’ansia - dichiara Francesca Gali, quinta Classico - sarà comunque un momento di crescita tutto nostro; Ci prepareremo e lo racconteremo, condividendolo». Di bello c’è che si farà nella propria scuola. E lo sarebbe anche di più se, come suggerisce Michele Semilia, dell’Iti, si riprendesse a far lezione a scuola. «Si potrebbero far rientrare solamente le tre quinte per concludere in modo decente l’anno scolastico. Parliamo di tre classi da disporre su tre piani, ma capisco che sarà impossibile». L’idea non è male, ma le decisioni che contano sono state già prese.
«Nella mia posizione sarebbe sicuramente una cosa negativa – dice Cristian Calderano, studente delle Industriali –: da me c'è troppo rumore e confusione per sostenere un esame». Anche Matteo Ladu, compagno di classe, è dello stesso avviso: «Sarà abbastanza semplice prendere le precauzioni necessarie, dato che saremo pochi e il resto delle classi non rientreranno». Alle tante incognite si aggiungerebbero quelle di natura tecnica. «Io – dichiara Antonio Moro (quinta Iti) – ho spesso problemi con il wi-fi, quindi preferisco un orale a scuola». Gli fa eco Alessio Frau: «Mi chiedo che cosa si farebbe se proprio quel giorno dovesse andar male la connessione». Il possibile effetto sorpresa lascia interdetto anche Niccolò Musselli: «Se dovessimo fare l'esame online, non riuscirei neanche a chiamarlo come tale».
Tomaso Panu, del Classico, parla di “ansia elevata al quadrato per l’incertezza”. È comunque grato alla ministra Azzolina. «Lo sono perché ha deciso di valorizzare il percorso svolto dallo studente nel triennio, con la possibilità di raggiungere un massimo di 60 crediti anziché 40». Una trovata che piace anche a Gaia Addis, quinta Scientifico: «60 crediti sembrano tanti, ma credo che siano doverosi; ho sempre giudicato in negativo la precedente distribuzione del punteggio». Ciò non vuol dire che l’esame sarà molto più semplice, ma anche se lo fosse, per Gaia i conti non tornerebbero: «A chi ci ritiene fortunati per il dover affrontare un esame facilissimo dico che il nostro ultimo anno di scuola è stato stravolto, nessuno ci darà indietro gli ultimi mesi con i compagni di classe e i prof, perché la scuola è come una seconda famiglia, un nido di emozioni travolgenti, e sarà bello poterla salutare un’ultima volta». Più ci si avvicina al 17 giugno, più l’attesa si fa eccitazione. «Anche se l’incertezza aumenta l’ansia - dichiara Francesca Gali, quinta Classico - sarà comunque un momento di crescita tutto nostro; Ci prepareremo e lo racconteremo, condividendolo». Di bello c’è che si farà nella propria scuola. E lo sarebbe anche di più se, come suggerisce Michele Semilia, dell’Iti, si riprendesse a far lezione a scuola. «Si potrebbero far rientrare solamente le tre quinte per concludere in modo decente l’anno scolastico. Parliamo di tre classi da disporre su tre piani, ma capisco che sarà impossibile». L’idea non è male, ma le decisioni che contano sono state già prese.
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