La Nuova Sardegna

Olbia

«Il turismo guardi avanti dopo il virus si cambia»

di Antonello Sechi
«Il turismo guardi avanti dopo il virus si cambia»

Marcetti analizza gli effetti dell’emergenza sul settore trainante dell’economia Arriveranno aerei privati e yacht, il resto soffrirà. Ma può essere un’opportunità 

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OLBIA. Il disastro turistico ed economico provocato dal coronavirus in questo assurdo anno bisesto? Anche una buona occasione, se si guarda in prospettiva e si è capaci di pensare positivo. Carlo Marcetti non lo direbbe mai in maniera così diretta, abituato com’è al linguaggio tecnico e accademico, oltre che del politico mai di rottura come è stato per un lungo periodo della sua vita. Preferisce un’espressione così: «L’esperienza attuale ci aiuterà a riflettere su come noi del luogo, e i turisti, dobbiamo organizzare le vacanze. Saranno fondamentali ad esempio la qualità sanitaria, come trattiamo e smaltiamo i rifiuti, o come ci proponiamo nei luoghi: la pressione sulle spiagge come l’abbiano conosciuta finora è stata eccessiva».

Marcetti, docente della facoltà di Economia prima all’Università di Cagliari e poi a Sassari, ha studiato e insegnato a lungo il turismo nelle sue varie espressioni. E anche adesso che per ragioni di età ha lasciato l’insegnamento attivo, continua a dare il suo contributo. Guardiamo avanti, è il suo messaggio. Perché, ma questo non lo dice direttamente, in questo 2020 non ci sarà molto da salvare. Del resto, considerate le incertezze sull’evoluzione dell’epidemia, non è ancora chiaro, tra gli operatori turistici che fanno i grandi numeri con i posti letto, se e chi aprirà le sue strutture. Già, a proposito di numeri, quanto si salva rispetto all’anno scorso? «Coloro che sento – dice Marcetti – ragionano su un 50%. Ma non mi sembra semplice. Nella provincia di Sassari, l’anno scorso, le presenze straniere sono state oltre 4 milioni e mezzo, il 56% del totale, in gran parte ovviamente nella costa gallurese. Molti hanno case e rapporti qui, ma difficilmente potranno venire: i Paesi in cui vivono sono indietro con l’epidemia rispetto a noi, bisogna ridefinire le procedure dei trasporti, i protocolli sanitari ecc., troppi nodi da sciogliere in tempi brevi. Verrà chi può permettersi di farsi monitorare con più facilità, i turisti degli aerei privati e delle grandi barche». Dunque, il turismo del lusso, quello tipico di una certa parte della costa gallurese, non dovrebbe mancare. Se non bisogna fare affidamento sul turismo straniero, si può sperare negli italiani? Fino a un certo punto, dice Marcetti: «C’è molta voglia di vacanza, di Sardegna, me lo dicono gli albergatori. Ma se lo sblocco avverrà a metà giugno e le scuole riapriranno a settembre, il turismo familiare sarà compresso. E bisogna capire quanto questa crisi ha logorato la situazione economica del turismo medio. Sarà comunque un turismo diverso da quello a cui siamo abituati, avranno voglia di spazio e qui lo trovano». Comunque vada bisogna farsi trovare preparati e ancora evidentemente il sistema turistico sardo non lo è. Marcetti, e qui emerge l’ex politico che non scontenta nessuno, glissa sulla Regione, sulla quale dice solo che dovrebbe sollecitare il governo a muoversi. Governo che, afferma, invece dovrebbe dare regole certe: «Ad esempio, dire che in uno stabilimento possono stare 100 persone anziché 400, che in barca può starci una sola famiglia, ecc. I nostri porti turistici sono una realtà molto viva che trasferisce risorse importanti nel territorio. Alcuni si stanno arrangiando da sé, ma avere un protocollo nazionale darebbe più tranquillità a tutti, agli operatori e a chi usufruisce del servizio».

Il coronavirus ha provocato un disastro. Marcetti lo ammette anche se vuole pensare positivo. E dice che bisogna sostenere il settore perché arrivi in piedi al 2021. Ma guarda ancora al bicchiere mezzo pieno: «Il fatto che in questo periodo si discuta tanto di turismo, significa che finalmente lo si considera strategico. L’Istat gli assegna il 7-8% del Pil, ma sappiamo che vale molto di più per gli effetti che produce in tutti settori: non viene stimata la ricchezza che produce». E alla quale non si può rinunciare. In Sardegna soprattutto. «Il turismo è un sistema di interconnessioni – conclude –, in passato lo è stato con l’edilizia (modello per fortuna superato), ora lo è con le altre attività che producono beni, agricoltura, allevamento, artigianato ecc. che vivono perché scambiano quei beni con la gente che viene nelle nostre coste». Turisti che dopo il coronavirus avranno esigenze nuove. Al 2021 – è il messaggio consolante – ci si arriverà, ma bisognerà arrivarci pronti.

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