La Nuova Sardegna

Olbia

Con la ripartenza tornano al lavoro in 20mila

di Giandomenico Mele
Con la ripartenza tornano al lavoro in 20mila

Meloni (Confartigianato) e Idili (Cgil): tante le difficoltà, solo annunci per ora sul sostegno al reddito

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Dal 4 maggio sughero, manifattura, lapideo, tessile e vetro. Poi tutti i cantieri già aperti e poi chiusi per il lockdown. Sono le prime attività uscite dal cono d’ombra della pandemia da coronavirus a Olbia e in Gallura. Dal 6 un altro passo in avanti: commercio al dettaglio di natanti, biciclette e servizi per gli animali. Poi le attività produttive: noleggio di autocarri e di altri veicoli pesanti; noleggio di altre macchine, attrezzature e beni materiali; attività di conservazione e restauro di opere d'arte. Segnali di vita definiti dai codici Ateco, nonostante secondo i dati Istat pubblicati dal Cipnes Gallura siano stati 21mila i galluresi che durante il blocco delle attività sono andati al lavoro nelle imprese che hanno continuato l’attività. Di questi, oltre 10mila lavorano a Olbia, il cui numero di addetti attivi è pari al 58% del totale, una percentuale più alta della media regionale (52%) e nazionale (55,7%). Numero cresciuto dal 4 maggio, con il progressivo sblocco che dovrebbe rimettere in moto almeno altri 20mila addetti, in gran parte a Olbia.

Le imprese. «Dai nostri dati sappiamo che almeno l’80% delle imprese autorizzate ha ripreso a lavorare, con tutte le difficoltà derivanti dai due mesi di chiusura – spiega Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Gallura e recente coordinatore del Tag, il tavolo delle associazioni del territorio – I problemi economici sono tanti, a partire da chi ha dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione in deroga. Se le aziende non sono state in grado di anticipare, a molti lavoratori non sono arrivati ancora i soldi». La ripartenza spesso si scontra con le difficoltà pratiche dell’applicazione quotidiana dei protocolli di sicurezza. «Nell’edilizia, ad esempio – sottolinea Meloni – sono stati imposti nuovi adempimenti, dalla misurazione della temperatura alla compilazione di autocertificazioni. Spesso servono ore per evadere le pratiche, con un aggravio di costi per le imprese».

Aiuti al territorio. Per due mesi sono rimaste chiuse 52mila attività produttive in tutta la Sardegna. E i mancati incassi, l'insufficienza delle risorse, le difficoltà nell'erogazione dei fondi a imprese, professionisti, partite Iva, cassintegrati, la complessità delle regole e la confusione dei provvedimenti che si accavallano, rendono difficile questa Fase 2. «Come Tavolo delle associazioni – sottolinea Mirko Idili, segretario generale della Cisl Gallura – abbiamo incontrato gli assessori regionali Sanna e Fasolino, sottolineando la necessità di concentrarsi sull’emergenza, mettendo a disposizione strumenti di sostegno al reddito, visto che per il momento ci sono stati solo tanti annunci. Il dato dell’Aspal, sul -72% di occupati a Olbia rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, è drammatico. Puntiamo su investimenti, riprogrammiamo vecchie risorse e troviamone di nuove, abbiamo bisogno di meno burocrazia e dobbiamo costruire modelli turistici competitivi, rivedendo anche le logiche della continuità territoriale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative