dopo due mesi di messe in streaming
La gioia dei parroci: «Domani la gente in chiesa, finalmente»
di Giuseppe Pulina
TEMPIO. È ancora una volta domenica e pazienza se la prima messa verrà celebrata di lunedì. L’attesa dei parroci della Gallura sta per terminare. Domani, come nel resto del Paese, potranno rivedere...
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TEMPIO. È ancora una volta domenica e pazienza se la prima messa verrà celebrata di lunedì. L’attesa dei parroci della Gallura sta per terminare. Domani, come nel resto del Paese, potranno rivedere (certo, non ancora riabbracciare) i parrocchiani e celebrare messa davanti a presenze reali. In tanti hanno fatto di necessità virtù, servendosi dei social e, i più fortunati o intraprendenti, della tv. «E la sorpresa – dice don Gianni Sini, parroco de La Salette, a Olbia – è che il numero di chi ha seguito la messa in tv o sui social è risultato essere due o tre volte superiore rispetto al solito». Quello trascorso sarà un periodo da ricordare, ma, tiene a dire don Davide Mela, vice parroco a La Maddalena, «lunedì sarà un momento di festa: sarà bello rivedere i volti, risentire le voci, essere un coro solo». Chi andrà in chiesa non troverà l’acqua santa, ma dovrà fare uso degli igienizzanti e attenersi a norme scrupolose. È il risultato del non facile accordo raggiunto tra governo e Cei. Un accordo che i sacerdoti della diocesi attendevano. Tra questi don Paolo Pala, parroco di Palau: «Questi mesi di quarantena, necessaria e doverosa, hanno impedito la partecipazione del popolo di Dio alle celebrazioni liturgiche causando non poca sofferenza. Noi parroci, e tutti i sacerdoti in genere, abbiamo tentato di sopperire a questa mancanza con celebrazioni in diretta streaming, con creatività e puntualità, cercando di essere prossimi nei confronti delle famiglie, degli anziani e di tutti coloro che avvertivano una necessità spirituale». Necessità che anche il clero riconosce di aver provato. «Senza la gente – spiega don Romolo Fenu, parroco di Cannigione – il servizio sacerdotale sembra mutilato, avendo percepito nel cuore di molti fedeli la voglia e l’ardente desiderio di comunità, di incontro in chiesa come Chiesa». Parole che fanno immaginare quanto debba essere stata forte la tentazione di qualche celebrazione “clandestina”. Tra i sacerdoti della diocesi c’è chi, come don Umberto Deriu, parroco di Calangianus, chiede di fare tesoro di quanto è accaduto: «Fare di nuovo messa in pubblico diventa anche per noi un rientrare nella chiesa, nell’abitazione, ma deve essere anche l’occasione per ripensare un nuovo modo di vivere il Vangelo, un nuovo modo di abitare il nostro tempo». Un auspicio condiviso da don Pala: «Usciremo dal rischio della virtualizzazione per riscoprire con rinnovata e, speriamo, maggiore maturità la bellezza di una fede che non può fare a meno della carne delle relazioni». La prima messa in presenza dovrebbe coincidere anche con il riavvio graduale delle tante attività che fanno parte dell’agenda di un parroco. Don Sini, uno di quei sacerdoti dai tanti incarichi, potrà riprendere il suo ruolo di esorcista della diocesi. Un ruolo i cui servizi, a quanto pare, sono stati richiesti anche nei giorni della grande chiusura.
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