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Olbia

Cisl: scuole, non tagli ma investimenti

Cisl: scuole, non tagli ma investimenti

Il sindacato chiede alla politica di ripensare didattica ed edifici per il dopo Covid

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OLBIA. Non accende l’entusiasmo della classe politica come i temi economici. Ma il sistema scolastico gallurese del dopo emergenza Covid non può restare indietro. Fragile già prima che il virus sigillasse classi e inchiodasse migliaia di alunni a casa davanti a pc e tablet. Va ripensato anche in vista delle nuove regole della didattica che il Governo ipotizza per settembre. «Auspichiamo di poterci confrontare su come costruire un modello di scuola necessariamente diverso dopo lo tsunami che ha portato i nostri bambini a casa per oltre due mesi – spiegano il segretario generale della Cisl Mirko Idili e la segretaria Cisl scuola Gallura Marina Catte –. Aspettiamo di parlare di un modello di scuola dell’inclusione, di una comunità educativa che si fa carico degli alunni favorendone crescita e apprendimento armonico in un contesto di sicurezza. L’auspicio è confrontarci sui bisogni dei ragazzi più fragili, su come organizzare una didattica che tenga conto dei tempi di apprendimento diversi e di come conciliare tutto ciò con l’impossibilità di garantire il prezioso ausilio del docente di sostegno a distanza».

L’assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu ha anticipato di voler rivedere il piano di dimensionamento scolastico. «Riaprire i plessi chiusi nelle zone interne e garantire la formazione di classi con meno di 18 alunni. Questa è la direzione verso la quale andare per ricominciare – aggiungono Idili e Catte –. Per dare risposte ai circa 22mila studenti galluresi ai quali è doveroso riconoscere pari diritti di cittadinanza. Ecco perché non dobbiamo assolutamente trascurare di valutare l’impatto delle prescrizioni sul distanziamento sociale in edifici scolastici pensati e realizzati secondo parametri in futuro non più applicabili. A questo si aggiungeranno le difficoltà per le famiglie in caso di didattica articolata in parte in presenza e in parte a distanza». Il sindacato lancia l’idea di un patto con il territorio «un’alleanza educativa tra scuola, associazioni, enti locali, parti sociali e comunità che consenta di aumentare l’estensione degli interventi formativi al di là della necessità di contenere il numero degli alunni presenti contemporaneamente a scuola. E allora è necessario pensare a un forte investimento sugli organici del personale scolastico, ma anche sulle infrastrutture tecnologiche per ridurre al massimo il divario digitale tra chi ha effettivo accesso alle tecnologie e chi no. Di questo vogliamo parlare, non di accorpamenti di classi e chiusure di scuole». (se.lu.)

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