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Olbia

Per il charter una sola priorità: salvare la stagione

Il charter e gli yacht di lusso sono la vera punta di diamante del turismo nautico in Gallura. La pandemia da coronavirus ha messo a rischio la sopravvivenza di tante aziende che ora hanno l’obiettivo...

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Il charter e gli yacht di lusso sono la vera punta di diamante del turismo nautico in Gallura. La pandemia da coronavirus ha messo a rischio la sopravvivenza di tante aziende che ora hanno l’obiettivo prioritario di salvare la stagione. La deadline è fissata per il mese di giugno: ripartire o morire. Per quanto riguarda il charter, in Sardegna operano circa 300 unità a vela in bare-boat, 350 a noleggio, 650 tra gommoni e natanti, oltre alle imbarcazioni a noleggio sopra i 17 metri. Un sistema che coinvolge circa 180 imprese e tremila dipendenti. Ma il dato più eloquente, indicatore di una linea di trasmissione diretta con il turismo ricettivo, sta nelle quasi 227 mila presenze alberghiere generate nel 2019 dai clienti che hanno noleggiato una barca da diporto. Il crollo delle prenotazioni calcolato sulle 30 società che operano nell’isola (la gran parte concentrate in Gallura) si aggira intorno al 50%, che si va a sommare a un 30% di contratti già sottoscritti e fatti slittare al 2021. Con questi numeri il charter sgomita nel marasma dell’emergenza Covid e presenta le sue rivendicazioni: le nostre barche del segmento charter sono adibite a uso ricreativo privato, sono assimilabili a private abitazioni, che ospitano familiari o gruppi di amici. Non si pone un problema di distanziamento sociale perché sono barche con un servizio a noleggio esclusivo, che garantiscono la massima sicurezza. Sul comparto pesa però l’incognita del trasporto aereo: se i clienti non arrivano con gli aerei in Sardegna, il sistema rischia il tracollo. Infatti, se un albergo può chiudere e ammortizzare le spese fisse, una barca ferma sarebbe comunque condannata a pagare costi insostenibili (anche 12 mila euro a estate per una imbarcazione che deve rimanere in porto). A quel punto chiudere è inevitabile.

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