il libro
Gian Maria Fara e “L’Italia del Ni” da leggere in caso di necessità
TEMPIO. Gian Maria Fara, sociologo tempiese, fondatore a Roma nel 1982 dell’Eurispes, Istituto di Studi politici economici e sociali, che opera con grande autorevolezza nel campo della ricerca, torna...
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TEMPIO. Gian Maria Fara, sociologo tempiese, fondatore a Roma nel 1982 dell’Eurispes, Istituto di Studi politici economici e sociali, che opera con grande autorevolezza nel campo della ricerca, torna in libreria per la decima volta con un’opera intitolata “L’Italia del Ni”. Si tratta di un saggio che da la stura a mille interrogativi, su un Paese per certi versi sempre incompleto, a tratti inquieto, molte volte difficile da leggere, da interpretare e, in alcune espressioni, anche difficile da amare. “Un paese complicato”, insomma, come si legge nel sottotitolo, che Gian Maria Fara, nonostante la sua lunga esperienza di sociologo, non riesce ancora a definire, nonostante il suo prestigioso percorso culturale. O che forse non vuole definire, lasciando che sia il lettore, acculturato o meno, a capire questo nostro Paese e magari ad avere la forza civile di cambiare che gli proviene, per esempio, dal diritto a partecipare alle consultazioni elettorali.
“L’Italia del Ni”, edito per i tipi della Minerva edizioni (direttore editoriale Roberto Mugavero, impaginazione di Francesco De Fazio, prefazione di Michele Ainis, giurista e costituzionalista italiano) si presenta al lettore con una immagine di copertina che, induce subito alla riflessione e che anticipa visivamente i cento concetti presi in esame dall’autore che definisce le sue note “Piccole particelle di memoria collettiva”. L’immagine, che sovrasta il titolo del libro – che merita sicuramente di essere letto e consultato “in caso di necessità” – è la famosa torre di Babele dipinta di Bruegel il Vecchio, che illustra l’episodio biblico dell’uomo che tentò di costruire una torre-città che arrivasse pacificamente sino al trono di Dio parlando una sola lingua e che durasse nell’eternità. Un tentativo che non andò a buon fine per l’intervento di un essere superiore che confuse la lingua degli uomini, costringendoli così a dividersi e a disperdersi in preda a mille incomprensioni. Gian Maria Fara, alla luce dei suoi studi e della sua lunga esperienza, forse anche provocatoriamente, “affida al lettore di buona volontà le sue piccole cento particelle di memoria. Appunti – scrive Fara – per cercare di capire. Passaggi, vicende politiche, economiche e sociali di ieri e di oggi perché possano aiutarci ad avere più chiara l’dea del futuro”. Non un libro da leggere e conservare quindi ma un sorta di vademecum o di “breviario laico” al quale fare riferimento “in caso di difficoltà”.
Gian Maria Fara oggi è membro del Comitato scientifico di Europa contemporanea, rivista ufficiale dell’Accademia delle scienze di Mosca. Dal 1990 al 2012 è stato consultore del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali. Nel corso degli anni ha insegnato Scienza dell’opinione pubblica al la Sapienza, l’Università di Roma, di Salerno, di Teramo, la Luiss, la Lumsa e alla Scuola ufficiali carabinieri di Roma. Attualmente è professore straordinario di Sociologia dei processi economici presso l’Università Mercatorum di Roma.(a.m.)
“L’Italia del Ni”, edito per i tipi della Minerva edizioni (direttore editoriale Roberto Mugavero, impaginazione di Francesco De Fazio, prefazione di Michele Ainis, giurista e costituzionalista italiano) si presenta al lettore con una immagine di copertina che, induce subito alla riflessione e che anticipa visivamente i cento concetti presi in esame dall’autore che definisce le sue note “Piccole particelle di memoria collettiva”. L’immagine, che sovrasta il titolo del libro – che merita sicuramente di essere letto e consultato “in caso di necessità” – è la famosa torre di Babele dipinta di Bruegel il Vecchio, che illustra l’episodio biblico dell’uomo che tentò di costruire una torre-città che arrivasse pacificamente sino al trono di Dio parlando una sola lingua e che durasse nell’eternità. Un tentativo che non andò a buon fine per l’intervento di un essere superiore che confuse la lingua degli uomini, costringendoli così a dividersi e a disperdersi in preda a mille incomprensioni. Gian Maria Fara, alla luce dei suoi studi e della sua lunga esperienza, forse anche provocatoriamente, “affida al lettore di buona volontà le sue piccole cento particelle di memoria. Appunti – scrive Fara – per cercare di capire. Passaggi, vicende politiche, economiche e sociali di ieri e di oggi perché possano aiutarci ad avere più chiara l’dea del futuro”. Non un libro da leggere e conservare quindi ma un sorta di vademecum o di “breviario laico” al quale fare riferimento “in caso di difficoltà”.
Gian Maria Fara oggi è membro del Comitato scientifico di Europa contemporanea, rivista ufficiale dell’Accademia delle scienze di Mosca. Dal 1990 al 2012 è stato consultore del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali. Nel corso degli anni ha insegnato Scienza dell’opinione pubblica al la Sapienza, l’Università di Roma, di Salerno, di Teramo, la Luiss, la Lumsa e alla Scuola ufficiali carabinieri di Roma. Attualmente è professore straordinario di Sociologia dei processi economici presso l’Università Mercatorum di Roma.(a.m.)
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