Picchia il padre e il fratello arrestato 35enne tempiese
di Angelo Mavuli
Sotto l’effetto dell’alcol ha perso il controllo e dagli insulti è passato alle botte Il blitz dei carabinieri nel “Borgo concezione”, poi il trasferimento in carcere
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TEMPIO. Un 35enne tempiese, Giovanni Pirina, residente nel popoloso “Borgo concezione”, è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Tempio, comandati dal capitano Ilaria Campeggio, per maltrattamenti e percosse in famiglia.
I militari sono intervenuti, su richiesta dei familiari, e forse anche di alcuni vicini impauriti, mentre l’uomo, visibilmente in preda ai fumi dell’alcol, stava picchiando selvaggiamente il padre e un fratello più piccolo. L’uomo, noto alle forze dell’ordine che già lo avevano arrestato mesi fa con analoghe accuse di maltrattamenti in famiglia e che si trovava a casa per il cosiddetto “affido in prova”, ieri mattina - difeso dall’avvocato Saverio Gatto -, è comparso di fronte alla gip del tribunale di Tempio, Caterina Interlandi che, dopo le formalità di rito esperite durante l’udienza di convalida dell’arresto, ha ordinato la sua detenzione nel carcere di Bancali.
L’episodio si era verificato nelle prime ore della notte di lunedì quando l’uomo, decisamente ubriaco e senza altri motivi, stando alle testimonianze dei familiari raccolte dai militari, avrebbe cominciato a insultare per futili motivi il fratello minore ed il padre. Dagli insulti sarebbe poi passato, nel breve svolgere di alcuni minuti, alle minacce e successivamente alle percosse.
Prima nei confronti del padre e quindi anche contro il fratello intervenuto per difendere il genitore, colpevole forse di avergli rimproverato la sbornia. Il resto è la cronaca analoga a tanti altri episodi del genere. I tentativi inutili per calmarlo e riportalo alla ragione, la furia dell’ubriaco che si esalta ancora di più ai rimproveri e agli inviti a smetterla, la paura dei vicini, già abituati a sceneggiate del genere, la richiesta di aiuto ai militari, il loro intervento, il fermo e infine l’udienza di convalida e la detenzione nel carcere di Bancali e non in quello di Nuchis. Imposta pare, non per motivi particolari di isolamento, quanto piuttosto dalle norme di sicurezza ancora in vigore a causa della pandemia di coronavirus.
L’uomo, che con il suo comportamento avrebbe fatto allontanare nel tempo dalla sua famiglia anche alcune sorelle molto stimate in città, non è comunque nuovo ad episodi del genere. L’ultimo, quasi analogo, si era verificato negli ultimi mesi dell’anno provocando l’intervento dei militari della compagnia di Tempio. In quell’occasione, per risparmiargli il carcere, il magistrato aveva optato per un affidamento in prova riconsegnandolo all’affetto della sua famiglia. Inutilmente però. Ieri l’ennesima sbornia lo ha condotto a Bancali.
I militari sono intervenuti, su richiesta dei familiari, e forse anche di alcuni vicini impauriti, mentre l’uomo, visibilmente in preda ai fumi dell’alcol, stava picchiando selvaggiamente il padre e un fratello più piccolo. L’uomo, noto alle forze dell’ordine che già lo avevano arrestato mesi fa con analoghe accuse di maltrattamenti in famiglia e che si trovava a casa per il cosiddetto “affido in prova”, ieri mattina - difeso dall’avvocato Saverio Gatto -, è comparso di fronte alla gip del tribunale di Tempio, Caterina Interlandi che, dopo le formalità di rito esperite durante l’udienza di convalida dell’arresto, ha ordinato la sua detenzione nel carcere di Bancali.
L’episodio si era verificato nelle prime ore della notte di lunedì quando l’uomo, decisamente ubriaco e senza altri motivi, stando alle testimonianze dei familiari raccolte dai militari, avrebbe cominciato a insultare per futili motivi il fratello minore ed il padre. Dagli insulti sarebbe poi passato, nel breve svolgere di alcuni minuti, alle minacce e successivamente alle percosse.
Prima nei confronti del padre e quindi anche contro il fratello intervenuto per difendere il genitore, colpevole forse di avergli rimproverato la sbornia. Il resto è la cronaca analoga a tanti altri episodi del genere. I tentativi inutili per calmarlo e riportalo alla ragione, la furia dell’ubriaco che si esalta ancora di più ai rimproveri e agli inviti a smetterla, la paura dei vicini, già abituati a sceneggiate del genere, la richiesta di aiuto ai militari, il loro intervento, il fermo e infine l’udienza di convalida e la detenzione nel carcere di Bancali e non in quello di Nuchis. Imposta pare, non per motivi particolari di isolamento, quanto piuttosto dalle norme di sicurezza ancora in vigore a causa della pandemia di coronavirus.
L’uomo, che con il suo comportamento avrebbe fatto allontanare nel tempo dalla sua famiglia anche alcune sorelle molto stimate in città, non è comunque nuovo ad episodi del genere. L’ultimo, quasi analogo, si era verificato negli ultimi mesi dell’anno provocando l’intervento dei militari della compagnia di Tempio. In quell’occasione, per risparmiargli il carcere, il magistrato aveva optato per un affidamento in prova riconsegnandolo all’affetto della sua famiglia. Inutilmente però. Ieri l’ennesima sbornia lo ha condotto a Bancali.
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