Perseguita la ex: aperto il processo per stalking
Giorni fa è finito ai domiciliari su richiesta della Procura. Il difensore ha chiesto la revoca della misura
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OLBIA. Si è aperto ieri il processo per stalking a carico del 30enne di Olbia accusato di perseguitare la sua ex compagna. Qualche giorno fa, il giovane era finito agli arresti domiciliari con un aggravamento della misura cautelare disposta dal giudice su richiesta della Procura. Un inasprimento scattato in seguito alla presentazione di una denuncia da parte della madre della vittima e alla violazione del divieto di avvicinamento imposto dal giudice.
Il difensore dell’imputato, l’avvocato Giampaolo Murrighile, ha presentato istanza di revoca degli arresti domiciliari, contestandone l’applicazione in quanto non ci sarebbe stata alcuna violazione del divieto di avvicinamento alla vittima, provvedimento che era già decaduto e sostituito con l’obbligo di firma. Ciò, ha spiegato il difensore, sul presupposto che i due si fossero riconciliati. Il pm Marco Vargiu si è opposto alla revoca dei domiciliari. Il giudice Nicola Bonante si è riservato. Nel corso dell’udienza, l’imputato ha reso delle dichiarazioni sostenendo che la relazione con la sua ex era ripresa, che i due avevano ricominciato a frequentarsi regolarmente e che i rapporti erano rallentati nell’ultimo periodo solo a causa del coronavirus, e di non aver violato il divieto di avvicinamento in quanto decaduto. Il processo proseguirà a giugno.
Il 30enne deve rispondere di una serie di condotte violente nei confronti della donna, una 36enne di Tempio: dal tentativo di appiccare fuoco alla sua macchina, alla minaccia di buttarla giù da un pontile. Oltre ai continui messaggi e telefonate, inseguimenti e appostamenti per controllare ogni suo movimento, insulti e offese fino alle minacce con un coltello. Episodi commessi nel 2019 per i quali la Procura aveva chiesto il processo con giudizio immediato. (t.s.)
Il difensore dell’imputato, l’avvocato Giampaolo Murrighile, ha presentato istanza di revoca degli arresti domiciliari, contestandone l’applicazione in quanto non ci sarebbe stata alcuna violazione del divieto di avvicinamento alla vittima, provvedimento che era già decaduto e sostituito con l’obbligo di firma. Ciò, ha spiegato il difensore, sul presupposto che i due si fossero riconciliati. Il pm Marco Vargiu si è opposto alla revoca dei domiciliari. Il giudice Nicola Bonante si è riservato. Nel corso dell’udienza, l’imputato ha reso delle dichiarazioni sostenendo che la relazione con la sua ex era ripresa, che i due avevano ricominciato a frequentarsi regolarmente e che i rapporti erano rallentati nell’ultimo periodo solo a causa del coronavirus, e di non aver violato il divieto di avvicinamento in quanto decaduto. Il processo proseguirà a giugno.
Il 30enne deve rispondere di una serie di condotte violente nei confronti della donna, una 36enne di Tempio: dal tentativo di appiccare fuoco alla sua macchina, alla minaccia di buttarla giù da un pontile. Oltre ai continui messaggi e telefonate, inseguimenti e appostamenti per controllare ogni suo movimento, insulti e offese fino alle minacce con un coltello. Episodi commessi nel 2019 per i quali la Procura aveva chiesto il processo con giudizio immediato. (t.s.)
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