«Senza sostegno e con regole confuse: qui falliamo tutti»
di Walkiria Baldinelli
Santa Teresa, flash mob in piazza di trenta ristoratori «Trasporti e sanità, zero certezze: riceviamo solo disdette»
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SANTA TERESA. «Il fallimento è servito a tavolino». Lo slogan scelto da trenta ristoratori di Santa Teresa Gallura per il loro flash mob è più chiaro che non si può: non c’è nessuna ripartenza possibile, per adesso, le loro aziende – dicono – stanno scivolando rapidamente verso la chiusura definitiva per l’insostenibilità dei costi e l’incertezza delle regole dopo lo tsunami rappresentato dal coronavirus. L’appuntamento per tutti era in piazza Vittorio Emanuele I, il salotto buono e il cuore pulsante delle attività commerciali di Santa Teresa. Dove hanno spiegato la decisione di manifestare pubblicamente. «Le aziende – dice Umberto Reimbelli, uno dei portavoce – sono in sofferenza economica in attesa dal governo degli aiuti economici con crediti a tasso zero e fondo perduto. Poi bisogna fare i conti con regole trasmesse in notevole ritardo, poco chiare e confuse. L’unica certezza sono le ammende da 400 a tremila euro e la possibilità di chiusura dell’attività».
Partendo in ritardo a metà stagione, è stato detto ieri, oltre il 50% dei lavoratori verrà lasciato a casa, dunque senza stipendio. Cosa che, nel medio e lungo termine – sottolineano i ristoratori teresini –, si tradurrà in un grave peggioramento della situazione socio-economica del territorio. Il flash mob non si è limitato alla protesta. I ristoratori hanno presentato una serie di richieste indirizzate all’amministrazione comunale. «Chiediamo – chiarisce Marcello Mannoni, un altro rappresentante delle aziende di ristorazione – la cancellazione dei tributi e dei balzelli locali per tutto il 2020. Il motivo è evidente: se non lavoriamo non incassiamo e non possiamo pagare per servizi dei quali che non usufruiamo, ad esempio Imu, Tari, suolo pubblico, pubblicità ecc.».
«Senza la nostra materia prima che è il turismo, che si quantifica nell'ordine del 95 per cento del fatturato – prosegue Mannoni – per le nostre attività ommerciali è una condanna a un fallimento annunciato».
Il quadro fatto ieri mattina è buio. «Senza regole certe per quanto riguarda i trasporti da parte della Regione e un piano sanitario a livello di un territorio covid free – sottolineano i ristoratori teresini – al momento stiamo ricevendo solo disdette. I primi tre mesi della stagione li abbiamo già persi, se dovessimo perdere anche gli altri tre mesi rimasti lo Stato e le istituzioni pubbliche dovranno farsi carico di decine di migliaia di famiglie che rimarranno senza reddito».
Partendo in ritardo a metà stagione, è stato detto ieri, oltre il 50% dei lavoratori verrà lasciato a casa, dunque senza stipendio. Cosa che, nel medio e lungo termine – sottolineano i ristoratori teresini –, si tradurrà in un grave peggioramento della situazione socio-economica del territorio. Il flash mob non si è limitato alla protesta. I ristoratori hanno presentato una serie di richieste indirizzate all’amministrazione comunale. «Chiediamo – chiarisce Marcello Mannoni, un altro rappresentante delle aziende di ristorazione – la cancellazione dei tributi e dei balzelli locali per tutto il 2020. Il motivo è evidente: se non lavoriamo non incassiamo e non possiamo pagare per servizi dei quali che non usufruiamo, ad esempio Imu, Tari, suolo pubblico, pubblicità ecc.».
«Senza la nostra materia prima che è il turismo, che si quantifica nell'ordine del 95 per cento del fatturato – prosegue Mannoni – per le nostre attività ommerciali è una condanna a un fallimento annunciato».
Il quadro fatto ieri mattina è buio. «Senza regole certe per quanto riguarda i trasporti da parte della Regione e un piano sanitario a livello di un territorio covid free – sottolineano i ristoratori teresini – al momento stiamo ricevendo solo disdette. I primi tre mesi della stagione li abbiamo già persi, se dovessimo perdere anche gli altri tre mesi rimasti lo Stato e le istituzioni pubbliche dovranno farsi carico di decine di migliaia di famiglie che rimarranno senza reddito».
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