Olbia, l’altra sanità resta al palo: esami e visite in stand by
Stefania Puorro
Dallo scorso 6 marzo è tutto bloccato, gli operatori spingono per la ripartenza. Solo la Radiologia ha un arretrato di 20mila prestazioni, numerose le proteste
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OLBIA. Attività ambulatoriali sospese. Da oltre da due mesi e mezzo. Niente visite, niente esami. Si continuano a garantire solo le urgenze e le emergenze. Tutto il resto, una miriade di prestazioni prenotate, è fermo. Sia negli ospedali che nei tre distretti (Olbia, Tempio e La Maddalena). E così, di fronte alla ripartenza di tutte le attività economiche e commerciali, la sanità resta al palo della fase 1. E le proteste dei cittadini, costretti alle lunghe attese, aumentano di giorno in giorno.
Ripartenza e incertezze. La sanità “ordinaria”, dunque, deve ancora attendere. Per ora non ci sono notizie precise su una riorganizzazione immediata. Se ne parla, ma senza tempi certi. Gli operatori sanitari insistono per una ripartenza. “Perché non si muore solo di Coronavirus”, come dice qualcuno. Ma anche perché sono tutti pronti per la fase 2 con percorsi e accessi controllati in modo da accogliere, in sicurezza, chi ha necessità di una prestazione.
L’ordinanza. È tutto in stand by dal 6 marzo scorso. Quando il direttore sanitario dell’Ats Maurizio Locci ha firmato l’ordinanza con la quale sono state sospese «allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, tutte le visite che non rivestono carattere di urgenza e emergenza fino a nuova comunicazione».
Gli oncologici. Un mese e mezzo fa, in base a quanto previsto da uno dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri, c’è stata un’apertura per garantire i controlli dei malati oncologici e per assistere i pazienti esterni con urgenze non dilazionabili.
Esami arretrati. Non si può sapere quanti siano, sino a questo momento, gli esami e le visite arretrati. Ma, dopo due mesi e mezzo di stop, il pregresso è sicuramente da record. Un esempio, per capire: la Radiologia, ogni anno, garantisce circa 100mila prestazioni. Che vogliono dire circa 8000 al mese. Facendo due conti, ci sono almeno ventimila esami prenotati da fare. Quindi: che cosa succederà appena si ripartirà? Come e quando verrà recuperato tutto il pregresso? Con un piano straordinario? Non si sa, per ora.
Situazione attuale. Ancora oggi, si può ricorrere alle cure dell’ospedale, passando dal pronto soccorso, soltanto per emergenze e urgenze. E il passaggio obbligato è il pre-triage, nelle tende esterne piazzate davanti al Giovanni Paolo II. Resta attiva, anche se non c’è nessun paziente da settimane, la cosiddetta area grigia. Quella zona allestita e isolata per ospitare temporaneamente eventuali nuovi casi positivi. C’è un percorso dedicato per le donne in gravidanza.
Laboratorio analisi. Il laboratorio analisi, in questo momento, non fa più di 80 esami al giorno (150-200 la media quotidiana in periodi normali) e sono tutti urgenti. Perché la regola è sempre la stessa: sono vietati gli assembramenti e, di conseguenza, si soddisfano le necessità di quei pazienti che arrivano con prescrizioni che non possono essere rinviate.
Conferenza territoriale. Nei giorni scorsi si è riunita la conferenza socio-sanitaria. Tutti i sindaci della Gallura si sono ritrovati al museo di fronte al commissario dell’Ats Giorgio Steri, al direttore della Assl di Olbia Paolo Tauro e ai consiglieri e assessori regionalil. «La nostra richiesta compatta ad Ats e Regione – precisa Antonio Satta, presidente della conferenza socio-sanitaria – è stata quella di sollecitare risposte certe per il territorio: a partire dall’incremento del personale e soprattutto di medici. Una necessità espressa anche dallo stesso direttore della Assl Tauro, il cui impegno è continuo. E poi non è più accettabile che per fare un esame si debbano aspettare mesi. I tempi delle liste d’attesa lunghissime devono finire. E qui diventa importante ribadire il ruolo del Mater Olbia. Che con le sue eccellenze, sia dal punto di vista delle attrezzature che delle professionalità, può lavorare in sinergia con la sanità pubblica senza sovrapposizione ma garantendo un indiscutibile valore aggiunto per tutta la Sardegna. Basta lasciare in disparte il Mater e, soprattutto, è ora che altri territori smettano di creare ostacoli».
Ripartenza e incertezze. La sanità “ordinaria”, dunque, deve ancora attendere. Per ora non ci sono notizie precise su una riorganizzazione immediata. Se ne parla, ma senza tempi certi. Gli operatori sanitari insistono per una ripartenza. “Perché non si muore solo di Coronavirus”, come dice qualcuno. Ma anche perché sono tutti pronti per la fase 2 con percorsi e accessi controllati in modo da accogliere, in sicurezza, chi ha necessità di una prestazione.
L’ordinanza. È tutto in stand by dal 6 marzo scorso. Quando il direttore sanitario dell’Ats Maurizio Locci ha firmato l’ordinanza con la quale sono state sospese «allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, tutte le visite che non rivestono carattere di urgenza e emergenza fino a nuova comunicazione».
Gli oncologici. Un mese e mezzo fa, in base a quanto previsto da uno dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri, c’è stata un’apertura per garantire i controlli dei malati oncologici e per assistere i pazienti esterni con urgenze non dilazionabili.
Esami arretrati. Non si può sapere quanti siano, sino a questo momento, gli esami e le visite arretrati. Ma, dopo due mesi e mezzo di stop, il pregresso è sicuramente da record. Un esempio, per capire: la Radiologia, ogni anno, garantisce circa 100mila prestazioni. Che vogliono dire circa 8000 al mese. Facendo due conti, ci sono almeno ventimila esami prenotati da fare. Quindi: che cosa succederà appena si ripartirà? Come e quando verrà recuperato tutto il pregresso? Con un piano straordinario? Non si sa, per ora.
Situazione attuale. Ancora oggi, si può ricorrere alle cure dell’ospedale, passando dal pronto soccorso, soltanto per emergenze e urgenze. E il passaggio obbligato è il pre-triage, nelle tende esterne piazzate davanti al Giovanni Paolo II. Resta attiva, anche se non c’è nessun paziente da settimane, la cosiddetta area grigia. Quella zona allestita e isolata per ospitare temporaneamente eventuali nuovi casi positivi. C’è un percorso dedicato per le donne in gravidanza.
Laboratorio analisi. Il laboratorio analisi, in questo momento, non fa più di 80 esami al giorno (150-200 la media quotidiana in periodi normali) e sono tutti urgenti. Perché la regola è sempre la stessa: sono vietati gli assembramenti e, di conseguenza, si soddisfano le necessità di quei pazienti che arrivano con prescrizioni che non possono essere rinviate.
Conferenza territoriale. Nei giorni scorsi si è riunita la conferenza socio-sanitaria. Tutti i sindaci della Gallura si sono ritrovati al museo di fronte al commissario dell’Ats Giorgio Steri, al direttore della Assl di Olbia Paolo Tauro e ai consiglieri e assessori regionalil. «La nostra richiesta compatta ad Ats e Regione – precisa Antonio Satta, presidente della conferenza socio-sanitaria – è stata quella di sollecitare risposte certe per il territorio: a partire dall’incremento del personale e soprattutto di medici. Una necessità espressa anche dallo stesso direttore della Assl Tauro, il cui impegno è continuo. E poi non è più accettabile che per fare un esame si debbano aspettare mesi. I tempi delle liste d’attesa lunghissime devono finire. E qui diventa importante ribadire il ruolo del Mater Olbia. Che con le sue eccellenze, sia dal punto di vista delle attrezzature che delle professionalità, può lavorare in sinergia con la sanità pubblica senza sovrapposizione ma garantendo un indiscutibile valore aggiunto per tutta la Sardegna. Basta lasciare in disparte il Mater e, soprattutto, è ora che altri territori smettano di creare ostacoli».
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