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Olbia

Furto al museo, chiesto un Consiglio urgente

Furto al museo, chiesto un Consiglio urgente

Arzachena, le minoranze vogliono che il grave episodio venga discusso in aula  «Il Comune spieghi perché oggetti così preziosi erano custoditi in locali insicuri»

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ARZACHENA. Un consiglio comunale per fare chiarezza sul furto dei reperti archeologici al museo comunale. Le due opposizioni, Nuova Arzachena e Abc uniscono le forze e chiedono che l’amministrazione spieghi in aula cosa sia successo ma soprattutto quali reperti, patrimonio dell’identità di Arzachena, siano stati rubati. I carabinieri di Olbia, al comando del colonnello Davide Crapa, portano avanti le indagini sul colpo messo a segno la scorsa settimana. C’è il massimo riserbo sull’attività investigativa che coinvolge anche il nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale.

La ricostruzione. Per adesso gli elementi che si conoscono sono pochi. All’inizio della scorsa settimana, nella notte, i ladri si sono introdotti nel museo comunale di via Mozart dal locale interrato. Hanno divelto una grata e sono entrati da una finestra. Si sono così ritrovati nel piano giusto. Nel locale interrato si trovano infatti i reperti frutto delle campagne di scavo del complesso nuragico della Prisgiona. Una parte, fortunatamente, si trovava a Sassari per il restauro.

Identità violata. Per la comunità arzachenese è molto più di un furto dei reperti archeologici. Quelle preziose testimonianze del passato sono frutto di 35 anni di lavoro e rappresentano un pezzo dell’identità di Arzachena. Ecco perché le opposizioni ci vogliono vedere chiaro. «Abbiamo appreso con grande disappunto la notizia del furto al museo – spiegano i capigruppo Gigi Astore e Maria Giagoni –. Non abbiamo purtroppo altre informazioni al di là di quelle lette sulla stampa e sono preoccupanti. La prima preoccupazione è per il valore archeologico, storico e identitario dei reperti che potrebbero essere stati sottratti. A questa si aggiunge un fiume di interrogativi su come i ladri abbiano potuto agire del tutto indisturbati. Il museo è chiuso ormai da cinque anni. Nel 2017 la gestione della struttura è stata affidata ancora una volta alla Geseco, la partecipata comunale. Ma il Comune avrebbe dovuto da tempo completare i lavori per adeguare gli impianti alle normative sulla sicurezza e consentire la riapertura».

Le responsabilità. Le opposizioni sollevano il dubbio sulle responsabilità. «Resta da capire chi sia assunto la responsabilità di tenere importanti reperti archeologici all’interno di un edificio così facilmente violabile, forse privo di un sistema di allarme – concludono Giagoni e Astore –. Certamente sono stati messi a repentaglio i risultati di anni di fatica, impegno e passione di archeologi, studenti e lavoratori che hanno partecipato agli scavi finanziati con sacrificio con fondi pubblici. Ci auguriamo che alla luce di quanto accaduto siano stati adottati gli opportuni provvedimenti per mettere al sicuro almeno ciò che resta dopo il furto». (se.lu.)

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