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Protesta per i referti Covid: consegnati i risultati dei tamponi

Protesta per i referti Covid: consegnati i risultati dei tamponi

OLBIA. La lettera inviata all’Ats e all’Assl si chiudeva con l’intimazione a consegnare i referti entro 24 ore, in caso contrario sarebbero scattate le denunce. E le risposte sono arrivate. Tre su...

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OLBIA. La lettera inviata all’Ats e all’Assl si chiudeva con l’intimazione a consegnare i referti entro 24 ore, in caso contrario sarebbero scattate le denunce. E le risposte sono arrivate. Tre su quattro. Ma almeno questo consentirà al capofamiglia di rientrare al lavoro, obiettivo della lettera-protesta di una famiglia olbiese che chiedeva di conoscere l’esito dei test eseguiti per il coronavirus. Esito che gli era stato comunicato solo verbalmente. Ma la certificazione era necessaria al capofamiglia per poter tornare al lavoro. Di fronte al diniego, la famiglia si è rivolta a un legale, l’avvocato Oriana Erittu, che ha scritto la lettera. E ieri, l’Assl di Olbia ha contattato direttamente l’uomo a cui ha consegnato tre dei quattro referti dei tamponi eseguiti – manca ancora quello della moglie – risultati tutti negativi.

Il caso era stato sollevato due giorni fa. Nella famiglia olbiese, nel mese di marzo, si era registrato un caso di positività. Uno dei componenti, la donna, aveva manifestato i sintomi del Covid 19, e ricevuto l’accertamento di positività, tutti i membri della famiglia erano stati sottoposti alla quarantena volontaria senza avere la certezza di aver tutti contratto il virus. La necessità di una nuova verifica a maggio, era scattata quando, nonostante il periodo di quarantena fosse terminato, la donna aveva avuto nuovi episodi di malessere. Tutta la famiglia era stata controllata attraverso i tamponi naso-oro-faringei e test sierologici. Ma il risultato di negatività gli era stato riferito a voce senza rilasciare alcuna certificazione. Alla richiesta dei referti, era arrivato il no sia dall’Ufficio igiene pubblica sia dall’area Covid dell’ospedale. A causa di questo, il marito della donna damarzo non ha avuto la possibilità di riprendere la propria attività lavorativa in quanto nel cantiere dove opera richiedevano il certificato che attestasse la negatività al Covid 19, onde evitare un nuovo focolaio con la contestuale interruzione di tutte le attività produttive. (t.s.)

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