«Mia figlia non va discriminata»
di Serena Lullia
Incarichi Aspo, il presidente del Consiglio Mura si difende. Piccinnu (M5s): «Eticamente inopportuno»
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OLBIA. Il presidente del Consiglio, Gianpiero Mura, porta in aula il caso dell’incarico legale assegnato dall’Aspo alla figlia avvocato per 39.999 euro. A sollevarlo come questione morale era stato il leader del Partito dei sardi ed ex assessore regionale, Paolo Maninchedda. Nessun illecito. La legge permette di assegnare incarichi diretti sotto la soglia di 40mila euro. «Tengo a precisare questo – dice il presidente Mura –. Non è la sola, non è un abito confezionato su misura. È una persona che ha dei titoli, che ha pensato di essere preparata per affrontare certe problematiche e credo che abbia la libertà di proporsi per lavorare. Visti i suoi titoli e il suo curriculum è stata incaricata di fare un certo tipo di lavoro. I 39.999 dell’affidamento diretto (sopra i 40mila euro si va a gara per legge ndr) non è il riconoscimento economico, ma il plafond che può venire utilizzato o modificarsi nel tempo. Credo che non sia giusto che le persone che mi sono vicine debbano essere discriminate o debbano essere escluse perché miei parenti». Il presidente Mura va poi all’attacco di Maninchedda senza mai citarlo. «Questa notizia arriva dal grande sacerdote del rito di Macomer. Qualcuno di noi per un piatto di lenticchie, per cinque soldi, ha permesso che il proprio territorio, la propria città venisse deliberatamente vilipesa. Perché in ogni operazione più vile c’è sempre la figura del traditore. Se credete che quanto mi ha interessato abbia dei risvolti fate ciò che deve essere fatto, ma in modo trasparente. Senza andare a insinuare cose non oneste. Rispettiamo la sacralità di questa assemblea».
Diversa la lettura del caso da parte del M5s. «Chiedo se sia opportuno che l’Aspo, partecipata al cento per cento del Comune, affidi un incarico diretto alla figlia del presidente del Consiglio. C’è un limite che non si dovrebbe mai superare, e noi tutti, al di là di ogni schieramento, dovremmo difendere l’adesione all’etica prima ancora della ragione politica. Qui si è fatto il contrario affidando un incarico tecnico in spregio all’etica e a favore della politica tra virgolette». Sulla stessa linea il capogruppo del Pd, Rino Piccinnu. «Quando scegliamo di fare politica diventiamo automaticamente una sfortuna per la famiglia perché siamo impossibilitati a trovare posti di lavoro come ci viene chiesto. In questo caso non si tratta dell’importo. Noi abbiamo il controllo dell’Aspo e allora dobbiamo dire all’Aspo di chiedere tre preventivi quando affida incarichi sottosoglia. E sulla base di questi scegliere l’offerta migliore come accade nel Comune. Se invece tutto viene fatto passare come normale significa che, nel momento in cui dovessi diventare presidente Aspo o sindaco potrei sistemare i parenti con appalti sotto soglia perché hanno diritto di lavorare».
Diversa la lettura del caso da parte del M5s. «Chiedo se sia opportuno che l’Aspo, partecipata al cento per cento del Comune, affidi un incarico diretto alla figlia del presidente del Consiglio. C’è un limite che non si dovrebbe mai superare, e noi tutti, al di là di ogni schieramento, dovremmo difendere l’adesione all’etica prima ancora della ragione politica. Qui si è fatto il contrario affidando un incarico tecnico in spregio all’etica e a favore della politica tra virgolette». Sulla stessa linea il capogruppo del Pd, Rino Piccinnu. «Quando scegliamo di fare politica diventiamo automaticamente una sfortuna per la famiglia perché siamo impossibilitati a trovare posti di lavoro come ci viene chiesto. In questo caso non si tratta dell’importo. Noi abbiamo il controllo dell’Aspo e allora dobbiamo dire all’Aspo di chiedere tre preventivi quando affida incarichi sottosoglia. E sulla base di questi scegliere l’offerta migliore come accade nel Comune. Se invece tutto viene fatto passare come normale significa che, nel momento in cui dovessi diventare presidente Aspo o sindaco potrei sistemare i parenti con appalti sotto soglia perché hanno diritto di lavorare».
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