Emergenza Covid, gli assistenti sociali in trincea
La protesta dell’Ordine dopo le accuse di una donna di Tempio: «Soli di fronte a una bomba sociale»
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TEMPIO. Parte dalla Gallura la protesta degli assistenti sociali, in trincea sul fronte delle misure di sostegno alle famiglie colpite dal Covid-19. Da Tempio, infatti, nelle scorse settimane è giunto il grido disperato di una donna, madre di due figlie e disoccupata, che ha accusato le assistenti locali del Comune di ”noncuranza” nell’erogazione dei contributi. Il caso è diventato di interesse regionale, al punto da richiedere l’intervento dell’Ordine degli assistenti sociali.
Sotto accusa la legge regionale 12 del 2020 e la successiva delibera del 10 aprile, cioè le misure straordinarie urgenti a sostegno delle famiglie per fronteggiare l'emergenza. «Rispetto a questi due provvedimenti – dice la presidente Marina Piano – l’Ordine ha tentato, infruttuosamente, di dialogare con la Regione sulla tempistica e sul merito della misura. Linee guida sintetiche, modulistica incompleta e chiarimenti in continua modifica e integrazione, che hanno trovato una versione definitiva solo con la delibera dell’8 maggio. Una situazione confusa e in continuo mutamento. In questo scenario si colloca anche il caso di Tempio». «Gli assistenti sociali – aggiunge la presidente – dal primo giorno in cui sono state varate le prime misure di distanziamento sociale, stanno fronteggiando i problemi connessi alla progressiva chiusura dei servizi assistenziali, ricreativi, socio sanitari. Tutti servizi erogati a persone con problemi che non possono essere “messi in pausa”. Ci siamo inventati servizi domiciliari, di prossimità, di sostegno e di orientamento per le persone sole, per tutti coloro che nel lockdown hanno rischiato di perdere autonomia e dignità». «Contestualmente – ancora Marina Piano – sono rimasti in carico all’assistente sociale tutti i servizi e interventi attivi all’11 marzo, con problemi che durante una pandemia si esasperano. Per disinnescare questa “bomba sociale” l’Ordine ha cercato di fare squadra con chi si trova nei territori. Abbiamo invano sollecitato la Regione. La nostra professione si trova dunque al centro di due visioni opposte, agli occhi della politica regionale l’assistente sociale è mero esecutore di provvedimenti frettolosi che rischiano di diventare iniqui. I cittadini invece attendono risposte immediate. In entrambi i casi, la responsabilità del fallimento ricade sul singolo professionista. Per questo insistiamo sulla necessità della ricostruzione di un welfare regionale che si riprenda il ruolo di “Sistema integrato di interventi e servizi sociali”, che tenga conto della multidimensionalità delle persone, investa su di esse, valorizzi e non mortifichi le professioni sociali e i professionisti che operano negli enti».
Sotto accusa la legge regionale 12 del 2020 e la successiva delibera del 10 aprile, cioè le misure straordinarie urgenti a sostegno delle famiglie per fronteggiare l'emergenza. «Rispetto a questi due provvedimenti – dice la presidente Marina Piano – l’Ordine ha tentato, infruttuosamente, di dialogare con la Regione sulla tempistica e sul merito della misura. Linee guida sintetiche, modulistica incompleta e chiarimenti in continua modifica e integrazione, che hanno trovato una versione definitiva solo con la delibera dell’8 maggio. Una situazione confusa e in continuo mutamento. In questo scenario si colloca anche il caso di Tempio». «Gli assistenti sociali – aggiunge la presidente – dal primo giorno in cui sono state varate le prime misure di distanziamento sociale, stanno fronteggiando i problemi connessi alla progressiva chiusura dei servizi assistenziali, ricreativi, socio sanitari. Tutti servizi erogati a persone con problemi che non possono essere “messi in pausa”. Ci siamo inventati servizi domiciliari, di prossimità, di sostegno e di orientamento per le persone sole, per tutti coloro che nel lockdown hanno rischiato di perdere autonomia e dignità». «Contestualmente – ancora Marina Piano – sono rimasti in carico all’assistente sociale tutti i servizi e interventi attivi all’11 marzo, con problemi che durante una pandemia si esasperano. Per disinnescare questa “bomba sociale” l’Ordine ha cercato di fare squadra con chi si trova nei territori. Abbiamo invano sollecitato la Regione. La nostra professione si trova dunque al centro di due visioni opposte, agli occhi della politica regionale l’assistente sociale è mero esecutore di provvedimenti frettolosi che rischiano di diventare iniqui. I cittadini invece attendono risposte immediate. In entrambi i casi, la responsabilità del fallimento ricade sul singolo professionista. Per questo insistiamo sulla necessità della ricostruzione di un welfare regionale che si riprenda il ruolo di “Sistema integrato di interventi e servizi sociali”, che tenga conto della multidimensionalità delle persone, investa su di esse, valorizzi e non mortifichi le professioni sociali e i professionisti che operano negli enti».
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