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Olbia

Aeroporto, per decollare i negozi attendono i turisti

di Giandomenico Mele
Aeroporto, per decollare i negozi attendono i turisti

La riapertura dello scalo non ha ancora avuto effetti sulle attività commerciali Pinna (Feltrinelli): «Ripresa lenta». Ambrosio: «Cerchiamo di essere positivi» 

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OLBIA. La quarantena non è ancora finita. Il decollo tecnico dell’aeroporto di Olbia non ha avuto effetti immediati sulle attività commerciali. Quelle che rappresentano la miniera d’oro dello scalo di Olbia, tra parcheggi, negozi, spazi commerciali con bar e ristoranti. Un motore economico, che spinge lavoro e fatturato. Nel 2018 Geasar e Cortesa hanno registrato insieme un fatturato di quasi 66 milioni di euro e un utile di circa 17 milioni di euro. La vera ripartenza dovrebbe essere nei prossimi giorni, quando dal 13 giugno arriveranno i voli nazionali, quelli in aggiunta agli attuali (pochi) collegamenti in continuità territoriale. Ma soprattutto dal 25 giugno, la data fatidica scelta dalla Regione per l’ok all’atterraggio dei voli internazionali.

La parola d’ordine è turismo, nonostante l’aeroporto di Olbia abbia puntato, già prima del lockdown, sulla riscoperta di una via autarchica, da arena grandi eventi di Olbia, nel periodo dal 3 febbraio ai primi di marzo, in concomitanza con la chiusura dell’aeroporto per i lavori di rifacimento della pista di volo.

La libreria. Un emblema di questa vocazione non solo turistica del commercio nello scalo “Costa Smeralda” è la libreria Feltrinelli. Uno dei pochi punti “di lettura” e acquisto di libri e riviste della città, che riesce a coniugare passeggeri con olbiesi. «La ripresa è lenta, per fortuna possiamo contare sui clienti fidelizzati, che vengono da noi tutto l’anno – spiega Paolo Pinna, direttore della Feltrinelli dell’aeroporto –. La città ha risposto bene, anche se noi attendiamo la vera riapertura ai voli dopo il 15 giugno. Nel frattempo per i nostri clienti abbiamo riaperto dal 18 maggio, siamo abbastanza rodati, abbiamo messo in atto tutte le misure di prevenzione anti-Covid e ci saranno le nostre solite promozioni».

Abbigliamento al palo. Ci sono poi anche le attività soprattutto stagionali. L’abbigliamento è una di queste. I negozi di Ambrosio hanno riaperto il settore abbigliamento da fine maggio. Nonostante uno dei due, che ha anche la licenza per la tabaccheria, sia stato una delle poche attività rimaste aperte anche durante il lockdown. «Cerchiamo di essere positivi – spiegano Giulio e Pierpaolo, i due responsabili – Aspettiamo con ansia i voli nazionali e quelli internazionali, il traffico in questi giorni è ridotto. Noi lavoriamo prevalentemente con i passeggeri e i turisti, avendo altre attività in centro ad Olbia».

Una parte dei dipendenti sono stati messi in cassa integrazione. Ma si spera che l’arrivo dei turisti risvegli tutto il meccanismo del mercato.

Bar a marce ridotte. Si viaggia, dunque, a marce ridotte. Parte dei negozi non ha ancora aperto. I parcheggi registrano inconsueti spazi vuoti, per una voce che storicamente macina fior di utili per la Geasar. La pausa pranzo è una desolazione, tra smart working, università chiusa e lo stop ad Air Italy, con la liquidazione della compagnia. I voli Alitalia arrivano e partono subito. Mancano i turisti, la voce decisiva per il bilancio del territorio. C’è il bar, che ha riaperto proprio il 3 giugno, con la ripresa dei voli in continuità territoriale. «Avevamo chiuso al pubblico ai primi di marzo, ora abbiamo riaperto e siamo operativi dalle 6 alle 20 – dice Monica Serra del Karafood bar di Cortesa – Speriamo in un aumento dei clienti, per ora stiamo molto attenti alle distanze». Anche se questo, paradossalmente, rischia di essere l’ultimo dei problemi.

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