Droga e armi in casa: arresti domiciliari per Tomaso Giacu
di Angelo Mavuli
Maxi sequestro dei carabinieri nell’abitazione del 28enne Indagini avanti senza sosta, non si escludono altri fermi
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TEMPIO. Tomaso Giacu, il 28enne tempiese arrestato dai carabinieri guidati dal capitano Ilaria Campeggio, rimarrà ai domiciliari in attesa che venga fissato il processo. Il giovane, finito in manette l’altro ieri durante un’operazione antidroga, era stato trovato in possesso di un chilo di marijuana, ketanfetamina, 55mila euro in contanti e un pistola con matricola abrasa. Ieri mattina, difeso dall’avvocato Mario Perticarà, Giacu è comparso in tribunale, (gip Caterina Interlandi, pubblico ministero Nadia La Femina) e l’arresto è stato convalidato.
Tomaso Giacu si trovava in una cella del carcere di Bancali dal 3 giugno, quando i militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione. Dal Palazzo di giustizia non è trapelato ovviamente alcun tipo di commento. Lo stesso avvocato difensore Mario Perticarà si è limitato a confermare l’esito dell’udienza di convalida, rimandando qualunque altro tipo di considerazione alla celebrazione del dibattimento.
In città l’arresto del giovane e quanto scoperto dai militari nella sua casa ha destato enorme scalpore. Le indagini, intanto, vanno avanti senza sosta e non si escludono su questa vicenda ulteriori sviluppi e, forse, ulteriori fermi.
I carabinieri sono entrati in azione a colpo sicuro. E appena hanno messo piede nella casa di Giacu si sono trovati di fronte un market di droga e armi. La pistola trovata e sequestrata aveva la matricola abrasa, ma sono state recuperate anche cinquanta cartucce di vario calibro. E questa è stata solo la minima parte di ciò che i militari hanno sequestrato: c’erano anche una bomba-carta, mezzo chilo circa di marijuana, 400 grammi di hashish, cento grammi di ketanfetamina, definita comunemente “droga dello stupro”. E ancora: bilancini e materiale per il confezionamento delle dosi e persino una macchinetta conta soldi.
Di notevole importanza, sicuramente, anche il sequestro di una sorta di libro mastro dove Tomaso Giacu annotava scrupolosamente la sua attività con nomi, cognomi e tipo di merce venduta.
Ora cresce la preoccupazione, tra la gente. Anche perché questa operazione antidroga è l’ultima di una lunga serie. Silenzio totale, invece, da parte delle istituzioni che, in questo momento delicato delle indagini, preferiscono non pronunciarsi.
Tomaso Giacu si trovava in una cella del carcere di Bancali dal 3 giugno, quando i militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione. Dal Palazzo di giustizia non è trapelato ovviamente alcun tipo di commento. Lo stesso avvocato difensore Mario Perticarà si è limitato a confermare l’esito dell’udienza di convalida, rimandando qualunque altro tipo di considerazione alla celebrazione del dibattimento.
In città l’arresto del giovane e quanto scoperto dai militari nella sua casa ha destato enorme scalpore. Le indagini, intanto, vanno avanti senza sosta e non si escludono su questa vicenda ulteriori sviluppi e, forse, ulteriori fermi.
I carabinieri sono entrati in azione a colpo sicuro. E appena hanno messo piede nella casa di Giacu si sono trovati di fronte un market di droga e armi. La pistola trovata e sequestrata aveva la matricola abrasa, ma sono state recuperate anche cinquanta cartucce di vario calibro. E questa è stata solo la minima parte di ciò che i militari hanno sequestrato: c’erano anche una bomba-carta, mezzo chilo circa di marijuana, 400 grammi di hashish, cento grammi di ketanfetamina, definita comunemente “droga dello stupro”. E ancora: bilancini e materiale per il confezionamento delle dosi e persino una macchinetta conta soldi.
Di notevole importanza, sicuramente, anche il sequestro di una sorta di libro mastro dove Tomaso Giacu annotava scrupolosamente la sua attività con nomi, cognomi e tipo di merce venduta.
Ora cresce la preoccupazione, tra la gente. Anche perché questa operazione antidroga è l’ultima di una lunga serie. Silenzio totale, invece, da parte delle istituzioni che, in questo momento delicato delle indagini, preferiscono non pronunciarsi.
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