San Leonardo, solo la messa all’aperto
Calangianus, condizionato dalle norme anti-Covid il tradizionale appuntamento
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CALANGIANUS . Anche la partecipata festa di San Leonardo risentirà dei condizionamenti posti dalle norme sanitarie per il coronavirus. Si festeggia, per tradizione, la prima domenica di giugno nell’omonima chiesetta. Spetta al parroco di Sant’Antonio officiare ma il tempio è nel comune di Calangianus, cui ci si rivolge per eventuali interventi riparativi. In programma domani solo la messa all’aperto, alle 11,30, celebrata da don Marco Bilewski. Così si offrono ai fedeli maggiori garanzie di mantenere la giusta distanza richiesta dalle autorità. Sarà un momento di grande commozione perché lo sguardo non potrà non rivolgersi al meraviglioso scenario che la natura all’intorno offre, tanto più che a qualche metro dalla chiesetta sorge uno dei cimiteri più belli della civiltà degli stazzi, un amato monumento alla memoria dei padri.
«Quest’anno – dice Pietro Venturu, uno dei cussorgiali a cui sta a cuore la festa ed è l’anima di alcune iniziative che si propongono ogni anno di valorizzare la località – si patisce davvero una grande limitazione. L’accettiamo con il cuore triste. Non possiamo ritrovaci sin dalla vigilia aspettando l’arrivo delle bandiere portate dagli obrieri, non potremo intrattenerci con gli oltre circa 40 membri del comitato e i loro familiari per la cena tipica gallurese nella nostra cucina e poi il giorno dopo non vivremo il pranzo comunitario per proseguire sino a tarda notte con balli e musica, rafforzando rapporti con tanti amici e ospiti. Ci mancherà tanta umanità a noi cara perché ospitalità ed accoglienza, ce l’hanno insegnato i padri, sono irrinunciabili». (p.z.)
«Quest’anno – dice Pietro Venturu, uno dei cussorgiali a cui sta a cuore la festa ed è l’anima di alcune iniziative che si propongono ogni anno di valorizzare la località – si patisce davvero una grande limitazione. L’accettiamo con il cuore triste. Non possiamo ritrovaci sin dalla vigilia aspettando l’arrivo delle bandiere portate dagli obrieri, non potremo intrattenerci con gli oltre circa 40 membri del comitato e i loro familiari per la cena tipica gallurese nella nostra cucina e poi il giorno dopo non vivremo il pranzo comunitario per proseguire sino a tarda notte con balli e musica, rafforzando rapporti con tanti amici e ospiti. Ci mancherà tanta umanità a noi cara perché ospitalità ed accoglienza, ce l’hanno insegnato i padri, sono irrinunciabili». (p.z.)
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