La Nuova Sardegna

Olbia

«Ora la revisione del processo»

di Tiziana Simula
«Ora la revisione del processo»

I beni di Fernando Magliocchetti confiscati dieci anni fa nonostante non sia stato mai condannato

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OLBIA. «Non ho mai capito il perché di questo accanimento nei miei confronti. Gli ultimi dieci anni della mia vita sono stati un inferno: mi hanno portato via tutto quello che avevo, io e mia moglie viviamo in una casa in affitto e più di una volta fatichiamo a mettere da mangiare sulla tavola. Mi hanno preso anche la patente. Trattato da delinquente senza essere mai stato condannato». Le parole scivolano veloci in un lungo racconto che racchiude tanta amarezza ma anche la speranza che, a 77 anni, non sia tutto perduto. Perché i conti con la giustizia, questa volta, li vuole aprire lui.

Fernando Magliocchetti, che ha gestito i night più famosi della città, Pub studio 21, Eurosmeraldo e Sweet memory, chiederà la revisione del processo e per questo ha già dato incarico all’avvocato Pietro Diaz. «Ritengo di aver subito un grosso danno senza che mai siano state provate in un processo le accuse nei miei confronti». Seduto nel soggiorno di casa racconta con serenità le sue vicende giudiziarie cominciate nel 2001 con l’Eurosmeraldo finito in un’inchiesta. Accusato di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Magliocchetti non è mai stato condannato. Tutti i procedimenti a suo carico non sono mai arrivati finora a una sentenza, anche quello di qualche settimana fa, si è chiuso con un “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione” dopo vent’anni dai fatti contestati (difensori Giovanni Azzena e Sergio Pinna) e l’ultimo che ancora pende (difensore Giampaolo Murrighile) si avvia alla stessa sorte. Ma nonostante non abbia nessuna condanna, dieci anni fa, è stato colpito da un provvedimento pesantissimo di confisca dei beni per un milione e 400mila euro, frutto, secondo gli inquirenti, del giro di prostituzione dei night dove, oltre agli spogliarelli, le ragazze avrebbero intrattenuto i clienti con prestazioni sessuali. Nei suoi confronti è stato applicato il “pacchetto sicurezza” del 2008. Era la prima volta che accadeva in Sardegna: è stato ritenuto “soggetto socialmente pericoloso” e per cinque anni gli è stato vietato di muoversi da Olbia. «Ma quale prostituzione. Ma quali proventi di attività illecite: io ho lavorato tutta la vita, avevo 13 anni quando ho cominciato – dice – . La verità è che da povero mi hanno fatto diventare ricco. Mi spiego meglio: nel 1999 avevo venduto un terreno a Pittulongu al giudice Francesco Mazzaroppi e ad Antonio Lambiase. Però del corrispettivo di questa vendita agli atti risulta solo una parte. Con una quota dei soldi della vendita ho comprato quattro catapecchie nel centro storico, neppure abitabili talmente erano messe male, a cui è stato dato invece un valore immenso, sostenendo che le avessi acquistate con i soldi delle attività illecite. Il nocciolo della questione sta tutta qui. Nel 2010, mi hanno confiscato tutto, anche la casa dove abitava mio figlio, e l’ultimo locale che avevo, il “Sweet memory” è stato poi acquistato dalla banca. Sono stato trattato come un delinquente, considerato socialmente pericoloso. E perfino denunciato quando mi sono dovuto allontanare da Olbia, dopo aver chiesto l’autorizzazione ai carabinieri, per andare in ospedale a Roma per essere operato a un tumore. Dopo dieci anni dalla confisca mi ritrovo senza nulla, senza un lavoro, e perfino senza patente. Sei mesi fa ho scritto al Prefetto perché vorrei riprendere a guidare: non ho ancora ricevuto risposta».

E la prostituzione? «Dentro i miei locali non c’è mai stata – ribadisce – Non c’era nessuna possibilità, vista la luce delle 80 lampade e le sei telecamere sempre accese. Le ragazze dovevano intrattenere i clienti, facevano gli spogliarelli, cosa lecita nei night, se poi, finito il lavoro alle 5 del mattino, incontravano qualche cliente fuori dal locale, quelli erano affari privati, io non c’entro nulla. Non c’era bisogno di avere un night per fare prostituzione, sarebbe bastato avere un appartamento. Ad Olbia ci sono come minimo 500 case di appuntamento. Ma si sono accaniti contro di me».

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