Tumore al cervello: intervento record al Mater Olbia
di Stefania Puorro
Neurochirurgia: otto ore per rimuovere una massa benigna. La paziente, una sassarese di 68 anni, è in buona salute
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OLBIA. «La Neurochirurgia del Mater Olbia sarà attrezzata per affrontare i casi più complessi». Il top doctor Alessandro Olivi, uno dei neurochirurghi più famosi del mondo, lo aveva detto nel dicembre del 2018, prima ancora che aprissero i reparti. E lunedì 16 giugno, l’équipe da lui coordinata e guidata dal primario Giovanni Sabatino ha eseguito un intervento di altissima difficoltà con tecnica microchirurgica. Otto ore in sala operatoria, dalle 9-45, per rimuovere un tumore cerebrale in una donna di 68 anni del Sassarese. La signora sta bene e sin da subito è stata in grado di comunicare. «Considerando che si tratta anche di un decorso post-operatorio importante – ha detto Olivi –, la paziente sta reagendo benissimo e presto comincerà qui da noi anche la riabilitazione».
La donna aveva un tumore (benigno) cresciuto negli anni «tanto da arrivare a comprimere la struttura tronco cerebrale che controlla le funzioni vitali, come quelle respiratorie, cardiocircolatorie, uditive, motorie e oculari. Non si poteva aspettare oltre – ha spiegato il professor Olivi –, perché la massa aveva già raggiunto un diametro di 5 centimetri e i sintomi sarebbero potuti diventare irreversibili. Asportare un meningioma, questo il nome esatto del tumore, è un’operazione molto delicata che abbiamo portato a termine con successo grazie alle più moderne tecnologie presenti nella sala operatoria». Tra queste, un microscopio di ultima generazione, la Tac intraoperatoria, il monitoraggio neurofisiologico continuo delle funzioni vitati e l’aspiratore a ultrasuoni. «La presenza di queste strumentazioni - sia dal punto di vista radiologico, per studiare in modo dettagliato l’approccio, sia da quello che noi chiamiamo “navigazione avanzata” - ci ha consentito durante l’intervento di identificare e salvaguardare tutte le strutture vitali su cui siamo intervenuti».
Anche per Alessandro Olivi, tornato in Italia dopo 33 anni trascorsi negli Stati Uniti, durante i quali è diventato uno dei migliori neurochirurghi del pianeta, il Mater Olbia «è una risorsa di eccellenza sanitaria che per la Sardegna rappresenta un valore aggiunto. E l’intervento che abbiamo eseguito, tra i più complessi annoverabili in Neurochirurgia, è una ulteriore conferma».
Olivi ci tiene poi a ribadire di non essere una comparsa. «Due le sfide dopo il mio rientro dagli Usa: una è il Policlinico Gemelli, nel quale sono direttore dell'Unità Operativa complessa di Neurochirurgia, l’altra è il Mater Olbia. Vengo qui ogni settimana, infatti, sia per continuare a essere una guida per il primario Giovanni Sabatino e la sua équipe, sia per mettere costantemente a disposizione la mia esperienza per la Sardegna».
Anche nella Neurochirurgia del Mater Olbia, sempre grazie alle tecniche di ultima generazione poco invasive, si potranno eseguire operazioni al cervello con il paziente sveglio. «So che questo può ancora avere un impatto molto forte – aveva detto qualche mese fa alla Nuova Alessandro Olivi -, ma ormai i progressi della Neurochirurgia sono notevoli e si può fare affidamento su una tecnologia utile ed efficace soprattutto per preservare funzioni particolari, come quella della parola».
La donna aveva un tumore (benigno) cresciuto negli anni «tanto da arrivare a comprimere la struttura tronco cerebrale che controlla le funzioni vitali, come quelle respiratorie, cardiocircolatorie, uditive, motorie e oculari. Non si poteva aspettare oltre – ha spiegato il professor Olivi –, perché la massa aveva già raggiunto un diametro di 5 centimetri e i sintomi sarebbero potuti diventare irreversibili. Asportare un meningioma, questo il nome esatto del tumore, è un’operazione molto delicata che abbiamo portato a termine con successo grazie alle più moderne tecnologie presenti nella sala operatoria». Tra queste, un microscopio di ultima generazione, la Tac intraoperatoria, il monitoraggio neurofisiologico continuo delle funzioni vitati e l’aspiratore a ultrasuoni. «La presenza di queste strumentazioni - sia dal punto di vista radiologico, per studiare in modo dettagliato l’approccio, sia da quello che noi chiamiamo “navigazione avanzata” - ci ha consentito durante l’intervento di identificare e salvaguardare tutte le strutture vitali su cui siamo intervenuti».
Anche per Alessandro Olivi, tornato in Italia dopo 33 anni trascorsi negli Stati Uniti, durante i quali è diventato uno dei migliori neurochirurghi del pianeta, il Mater Olbia «è una risorsa di eccellenza sanitaria che per la Sardegna rappresenta un valore aggiunto. E l’intervento che abbiamo eseguito, tra i più complessi annoverabili in Neurochirurgia, è una ulteriore conferma».
Olivi ci tiene poi a ribadire di non essere una comparsa. «Due le sfide dopo il mio rientro dagli Usa: una è il Policlinico Gemelli, nel quale sono direttore dell'Unità Operativa complessa di Neurochirurgia, l’altra è il Mater Olbia. Vengo qui ogni settimana, infatti, sia per continuare a essere una guida per il primario Giovanni Sabatino e la sua équipe, sia per mettere costantemente a disposizione la mia esperienza per la Sardegna».
Anche nella Neurochirurgia del Mater Olbia, sempre grazie alle tecniche di ultima generazione poco invasive, si potranno eseguire operazioni al cervello con il paziente sveglio. «So che questo può ancora avere un impatto molto forte – aveva detto qualche mese fa alla Nuova Alessandro Olivi -, ma ormai i progressi della Neurochirurgia sono notevoli e si può fare affidamento su una tecnologia utile ed efficace soprattutto per preservare funzioni particolari, come quella della parola».
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