L'autista del 118 di Olbia arrestato: «Non consegnatemi alla Francia»

E' ritenuto l’autore di una rapina a Nantes commessa 30 anni fa

OLBIA. «Non sono io il rapinatore, non c’entro nulla con quei fatti, e a Nantes non ci sono mai stato, io ho vissuto in Corsica. Ritornare in Francia ora, alla mia età, sarebbe per me come subire una condanna all’ergastolo: non estradatemi».

Con gli occhi gonfi di lacrime, Mauro Degortes, 54 anni, dipendente dell’Assl di Olbia, ribadisce la sua innocenza nelle spontanee dichiarazioni rese alla Corte d’appello di Sassari, che dovrà decidere sulla sua estradizione. L’autista del 118 era stato arrestato a fine febbraio 2019 dai carabinieri di Olbia su mandato di cattura internazionale emesso dal Tribunal de Grande Istance di Nantes. Era ricercato dall’autorità giudiziaria francese che lo accusa di aver commesso due rapine a mano armata, una, il 19 ottobre 1989, l’altra, il 27 aprile 1990 per le quali è stato condannato in contumacia – ovvero in assenza dell’imputato – a vent’anni di reclusione. Una condanna che arriva trent’anni dopo i fatti. Degortes era stato arrestato e poco dopo rimesso in libertà dalla presidente della Corte d’appello di Sassari, Plinia Azzena, che aveva disposto il solo obbligo di firma nella caserma dei carabinieri di Olbia, misura a cui è sottoposto tuttora. La magistratura francese chiede la sua estradizione affinché venga applicata la condanna. E anche il ministero di Grazia e giustizia italiano aveva espresso parere favorevole alla sua estradizione in Francia. La parola è quindi passata alla Corte d’Appello di Sassari che, sulla base degli atti trasmessi dalla magistratura francese, dovrà ora decidere se consegnare o meno il cittadino italiano alla giustizia francese. Nell’udienza di qualche giorno fa, Degortes, assistito dall’avvocato Giampaolo Murrighile, ha ribadito la sua innocenza davanti ai giudici della Corte d’appello. Si attende ora la sentenza.

Degortes era stato fermato dai carabinieri nella zona di Tempio verso l’ora di pranzo, mentre era ancora in servizio. Un fulmine a ciel sereno per l’uomo. Che ha dichiarato da subito la sua estraneità alle accuse mosse dall’autorità francese. Non ha mai ricevuto alcuna citazione a giudizio, solo al momento del suo arresto avrebbe saputo di essere un latitante, di essere stato processato in contumacia in Francia e di dover scontare una pena a vent’anni. Ma Nantes, lui dice di non sapere neppure dov’è. Al giudice ha spiegato di aver vissuto tanti anni in Corsica, ma mai in Francia. In Corsica era andato con la sua famiglia quando aveva 11 anni, e lì è cresciuto. Viveva e lavorava a Propriano, dove è rimasto fino al 1994, anno in cui è ritornato ad Olbia, dove vive e lavora come dipendente pubblico alla luce del sole.

«Abbiamo prodotto alla Corte d’appello la documentazione che dimostra la sua residenza in Corsica, compresa la disoccupazione percepita per quattro anni», spiega il difensore. Che nel corso dell’udienza ha fatto leva su diverse questioni, a cominciare dalla «violazione del diritto di difesa – dice l’avvocato Murrighile –. Con un processo durato tre mesi, celebrato senza un difensore, e senza sentire testimoni, solo sulla base di atti». Ha ricordato che i processi in contumacia della Francia sono stati abrogati dalla Cedu, la Corte Europea dei diritti dell’uomo, che ha disposto che si debbano rifare. E, soprattutto, ha evidenziato che «l’estradizione non può essere concessa in quanto, secondo la legge italiana, il reato è prescritto». Ma per la legge francese, non c’è prescrizione. Un conflitto internazionale di norme che la Corte d’appello dovrà sciogliere.

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