La Nuova Sardegna

Olbia

«Non possiamo più garantire la vita dei pazienti»

di Antonello Sechi
«Non possiamo più garantire la vita dei pazienti»

La drammatica testimonianza dei primari del Giovanni Paolo II davanti al consiglio comunale

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OLBIA. «Non siamo più in grado di garantire la salute dei galluresi» dice Sebastiano Cudoni, dirigente di ortopedia e responsabile del blocco operatorio del Giovanni Paolo II. Attilio Bua, che guida il pronto soccorso, si spinge ancora più in là: «Si sta mettendo a rischio la vita dei pazienti». Parole forti, fortissime. Pronunciate non da politici in cerca di vetrina e di consensi, ma da chi nella difesa della salute è tutti i giorni in prima linea: i primari dell’ospedale di Olbia che, ieri, insieme al direttore dell’Assl Paolo Tauro, sono stati chiamati a spiegare al consiglio comunale che cosa sta accadendo in tutti i settori della sanità gallurese. A cominciare dalla chiusura delle sale operatorie, tranne una che accetta solo gli interventi urgenti “indifferibili” e costringe a trasferire il resto in altri ospedali dell’isola, ammesso di trovare disponibilità. «Ma che cosa succede se mentre stanno operando un politraumatizzato arriva a Olbia una partoriente con distacco della placenta?», chiede, per fare un esempio, Antonio Rubattu (ginecologia). Con una sola sala operatoria si rischia di perdere vite, appunto. E questo perché mancano gli anestesisti: la Regione e l’Ats non ne mandano. Davanti all’assemblea presieduta da Giampiero Mura, al sindaco Settimo Nizzi e ad Antonio Satta, presidente della conferenza socio-sanitaria, parlano anche Luigi Presenti (chirurgia), Salvatore Ortu (oncologia), Marino Achenza (medicina generale), Flavio Lai (laboratorio), Giancarlo Tonolo (diabetologia). E tutti, anche quelli che si definiscono “inguaribili ottimisti”, descrivono una situazione in cui l’aggettivo drammatico rischia di essere un eufemismo. Mancanza di medici, infermieri, tecnici, tutti in calo progressivo e inesorabile da anni, con numeri impietosi se paragonati a quelli di altri ospedali che trattano la metà dei pazienti e hanno il doppio, o più, del personale: la situazione del Giovanni Paolo II descritta dai primari è desolante, da allarme rosso. Settimo Nizzi, il sindaco, che in apertura senza nominarlo aveva accusato l’assessore regionale Andrea Biancareddu per lo spostamento di medici da Olbia a Tempio con il risultato di non far funzionare né l’uno né l’altro, ora punta più in alto. Ringrazia i primari «per aver chiarito il dramma» e avverte i vertici della Regione: «Non ho paura – dice – di alzare il tono verso chi ha responsabilità pro tempore più alte. Faccio il medico dal 1983: mai vista una situazione del genere». Nizzi propone la mobilitazione e un presidio davanti all’ospedale già da oggi. Raccoglie l’ok della minoranza che con Rino Piccinnu fa però osservare che non basta, che la mobilitazione va portata direttamente a Cagliari, dove altrimenti «non ascoltano». Roberto Li Gioi, consigliere regionale M5s, la pensa allo stesso modo: «Olbia e la Gallura devono andare a Cagliari».

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