Rivelazione di segreti d’ufficio: un finanziere sotto processo
TEMPIO. Per l’accusa avrebbe rivelato segreti d’ufficio a un commercialista, entrando nel sistema informatico del comando generale della Guardia di finanza e accedendo indebitamente a informazioni su...
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TEMPIO. Per l’accusa avrebbe rivelato segreti d’ufficio a un commercialista, entrando nel sistema informatico del comando generale della Guardia di finanza e accedendo indebitamente a informazioni su una società Lettone e su uno dei suoi rappresentanti. Commercialista e ispettore della Guardia di finanza, entrambi di Tempio, sono finiti a processo, con l’accusa, in concorso tra loro, di accesso abusivo a un sistema informatico e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Ieri, l’apertura del processo davanti al tribunale in composizione collegiale per il commercialista Nicolò Pasquale Bellu, già condannato per riciclaggio nel processo sulle rapine ai portavalori, di cui è in corso in questi giorni l’appello nel tribunale di Cagliari, e l’ispettore della Guardia di finanza Antonio Pietro Paolo Mamia.
L’inchiesta tempiese sarebbe nata proprio dalle intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta della Dda che ha portato al processo in corso a Cagliari.
Nicolò Pasquale Bellu, difeso dall’avvocato Mario Rosati, è ritenuto dall’accusa, l’ispiratore e il beneficiario della condotta contestata agli imputati, mentre Antonio Pietro Paolo Mamia, assistito dagli avvocati Domenico Putzolu e Gerolamo Orecchioni, l’esecutore materiale, in quanto, sarebbe entrato nel sistema informatico dell’anagrafe tributaria e del comando generale, acquisendo e rivelando al coimputato informazioni che non potevano essere divulgate.
I due imputati respingono ogni accusa.
«Se è vero che Mamia è entrato nel sistema informatico, e anche questo dovrà essere accertato nel processo – dice l’avvocato Mario Rosati – lo ha fatto in funzione di un’indagine per truffa sulla società Lettone che era già in corso». (t.s.)
L’inchiesta tempiese sarebbe nata proprio dalle intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta della Dda che ha portato al processo in corso a Cagliari.
Nicolò Pasquale Bellu, difeso dall’avvocato Mario Rosati, è ritenuto dall’accusa, l’ispiratore e il beneficiario della condotta contestata agli imputati, mentre Antonio Pietro Paolo Mamia, assistito dagli avvocati Domenico Putzolu e Gerolamo Orecchioni, l’esecutore materiale, in quanto, sarebbe entrato nel sistema informatico dell’anagrafe tributaria e del comando generale, acquisendo e rivelando al coimputato informazioni che non potevano essere divulgate.
I due imputati respingono ogni accusa.
«Se è vero che Mamia è entrato nel sistema informatico, e anche questo dovrà essere accertato nel processo – dice l’avvocato Mario Rosati – lo ha fatto in funzione di un’indagine per truffa sulla società Lettone che era già in corso». (t.s.)
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