Il sì della minoranza al Puc «Si chiude un percorso»
di Angelo Mavuli
Balata: «Rispettata fedelmente la bozza presentata dalla giunta Frediani» La Amic motiva il suo voto contrario: «È un piano vecchio e inadeguato»
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TEMPIO. Si moltiplicano i commenti sulla recente approvazione del Puc da parte del consiglio comunale,(13 voti favorevoli 1 contrario). E ora il piano tanto atteso darà la stura in città e nelle frazioni a una serie di interventi edilizi, soprattutto privati, che nei prossimi 10/15 anni cambieranno radicalmente il volto del territorio. «L’adozione del Puc - dichiara Antonio Balata capogruppo di minoranza di Tempio Libera e Democratica -, completa un percorso iniziato nel 2013 dalla precedente amministrazione. Lo strumento urbanistico ricalca in maniera molto fedele la bozza presentata a suo tempo della giunta Frediani. La modifica più sostanziale riguarda la riduzione notevole della volumetria realizzabile nell’area di Rinagghju che, come gruppo di minoranza, abbiamo chiesto venisse portata dai 120mila metri cubi previsti a circa 1500 metri cubi. Realizzabili, peraltro, solo in aree già compromesse come quella dell’anfiteatro».
Balata, (quasi a voler tranquillizzare chi sospetta che l’ipotizzata vendita di Rinagghju, sempre possibile, possa trasformarsi in un disastroso impatto ambientale), aggiunge che «la riduzione da 120 mila metri cubi a 1500 metri cubi, rappresenta una garanzia sulla preservazione dello storico sito».
Di diverso avviso le consigliere comunali Daniela Lattuneddu e Alessandra Amic del gruppo Misto che in un comunicato considerano il piano vecchio e inadeguato basato su una cartografia risalente al 2000.
«Il voto contrario non è certamente di ordine tecnico -, dicono le due consigliere in un documento -, quanto piuttosto di opportunità politica. Se non ci fosse stata l’emergenza Covid, questa amministrazione avrebbe cessato il proprio mandato a fine maggio. Adottare un documento così importante in un frangente di emergenza, in cui ci si trova ad operare ed in regime di prorogatio lo riteniamo un passo affrettato. Non si può infine non tener conto delle perplessità manifestate formalmente dai tecnici tempiesi sull’adozione di questo Puc. Rinviare l’approvazione al prossimo nuovo consiglio comunale non avrebbe certo influito negativamente, anzi avrebbe potuto dare nuovi spunti di riflessione per la ripresa e lo sviluppo economico del paese. La fretta - concludono Lattuneddu e Amic - è sempre una cattiva consigliera». Al momento della votazione l’architetto Lattuneddu, così come qualche altro consigliere della maggioranza, è uscita dall’aula per incompatibilità fra il loro stato di consigliere comunale e gli interessi privati o professionali.
Balata, (quasi a voler tranquillizzare chi sospetta che l’ipotizzata vendita di Rinagghju, sempre possibile, possa trasformarsi in un disastroso impatto ambientale), aggiunge che «la riduzione da 120 mila metri cubi a 1500 metri cubi, rappresenta una garanzia sulla preservazione dello storico sito».
Di diverso avviso le consigliere comunali Daniela Lattuneddu e Alessandra Amic del gruppo Misto che in un comunicato considerano il piano vecchio e inadeguato basato su una cartografia risalente al 2000.
«Il voto contrario non è certamente di ordine tecnico -, dicono le due consigliere in un documento -, quanto piuttosto di opportunità politica. Se non ci fosse stata l’emergenza Covid, questa amministrazione avrebbe cessato il proprio mandato a fine maggio. Adottare un documento così importante in un frangente di emergenza, in cui ci si trova ad operare ed in regime di prorogatio lo riteniamo un passo affrettato. Non si può infine non tener conto delle perplessità manifestate formalmente dai tecnici tempiesi sull’adozione di questo Puc. Rinviare l’approvazione al prossimo nuovo consiglio comunale non avrebbe certo influito negativamente, anzi avrebbe potuto dare nuovi spunti di riflessione per la ripresa e lo sviluppo economico del paese. La fretta - concludono Lattuneddu e Amic - è sempre una cattiva consigliera». Al momento della votazione l’architetto Lattuneddu, così come qualche altro consigliere della maggioranza, è uscita dall’aula per incompatibilità fra il loro stato di consigliere comunale e gli interessi privati o professionali.
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