Raddoppia la Marina e cresce Olbiamare
di Serena Lullia
Il porto turistico privato verrà ampliato per ospitare i maxi yacht. Circa 150mila nuovi metri cubi di residenziale verso est
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OLBIA. La convivenza nel golfo diventa un po’ più claustrofobica. Navi passeggeri e filari di cozze dovranno vedersela con la dirimpettaia Marina di Olbia destinata a raddoppiare. Il Puc versione Nizzi, in questi giorni in discussione in commissione Urbanistica, prevede l’ampliamento del porto privato dell’imprenditore Sergio Zuncheddu. La pianificazione della città pensata dall’amministrazione recepisce il contenuto del vecchio Piano regolatore del porto, approvato dal consiglio comunale nel 2011, ma il cui iter che prevede l’ok di Regione e ministero dei Trasporti si è interrotto anni fa. Per capirci è lo stesso piano che prevede il contestato allargamento della canaletta. «Nel piano regolatore sono contenute le linee guida per lo sviluppo armonico della portualità turistica, del traffico passeggeri e della mitilicoltura – spiega il presidente della commissione Urbanistica, Bastianino Monni –. Proprio per garantire la convivenza con le attività già presenti e ridurre in particolare i disagi per gli allevamenti di cozze, l’ampliamento sarà destinato agli yacht di maggiore dimensione, l’attuale porto ai più piccoli». Il Puc prevede anche lo sviluppo a est del quartiere Olbiamare. Una zona C di circa 150mila metri cubi residenziali. «È lo sviluppo della città verso est – prosegue Monni –. Il completamento in continuità dell’abitato esistente. Sarà un residenziale di qualità secondo la filosofia di questa amministrazione».
Il futuro disegnato a terra e a mare dall’amministrazione Nizzi lascia perplessa l’opposizione. «Parliamo di una zona C3 con circa 150mila nuovi metri cubi, 360mila metri quadri per intenderci – commenta il vice-presidente della commissione Urbanistica, Antonio Loriga –. Per essere un comune che, come aveva detto il sindaco Nizzi, non avrebbe più costruito seconde case perché ce ne sono fin troppe e che avrebbe invece puntato sull’alberghiero di lusso, vedo una bella contraddizione. Si va a realizzare un villaggio di villette con giardino. Seconde case, insomma». Loriga contesta anche la concentrazione di così tanti metri cubi. «Sappiamo bene che le volumetrie disponibili non sono molte in città. Così se ne da una quota enorme a un imprenditore amico, a discapito del resto degli olbiesi». Loriga è anche preoccupato per il futuro dei mitilicoltori. «Raddoppiare l’attuale marina significa non solo modificare il delicato ecosistema del golfo, ma mettere a rischio la sopravvivenza delle nostre aziende di mitilicoltura – conclude –. Già oggi la convivenza è difficile, figuriamoci con un porto turistico per maxi yacht dalle dimensioni doppie. Temo che questa scelta sia un modo per nulla velato per mandare via i nostri mitilicoltori che in quello spazio di mare operano con regolare concessione».
Il futuro disegnato a terra e a mare dall’amministrazione Nizzi lascia perplessa l’opposizione. «Parliamo di una zona C3 con circa 150mila nuovi metri cubi, 360mila metri quadri per intenderci – commenta il vice-presidente della commissione Urbanistica, Antonio Loriga –. Per essere un comune che, come aveva detto il sindaco Nizzi, non avrebbe più costruito seconde case perché ce ne sono fin troppe e che avrebbe invece puntato sull’alberghiero di lusso, vedo una bella contraddizione. Si va a realizzare un villaggio di villette con giardino. Seconde case, insomma». Loriga contesta anche la concentrazione di così tanti metri cubi. «Sappiamo bene che le volumetrie disponibili non sono molte in città. Così se ne da una quota enorme a un imprenditore amico, a discapito del resto degli olbiesi». Loriga è anche preoccupato per il futuro dei mitilicoltori. «Raddoppiare l’attuale marina significa non solo modificare il delicato ecosistema del golfo, ma mettere a rischio la sopravvivenza delle nostre aziende di mitilicoltura – conclude –. Già oggi la convivenza è difficile, figuriamoci con un porto turistico per maxi yacht dalle dimensioni doppie. Temo che questa scelta sia un modo per nulla velato per mandare via i nostri mitilicoltori che in quello spazio di mare operano con regolare concessione».
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