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Olbia

Sanità, Gallura in ginocchio: vietate le urgenze, appena due anestesisti al lavoro

Sanità, Gallura in ginocchio: vietate le urgenze, appena due anestesisti al lavoro

Per le emergenze al San Giovanni Paolo si va a prendere il personale a Tempio o alla Maddalena dove l'organico è già sottodimensionato

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OLBIA. La sanità in Gallura è sempre più alla paralisi. Si chiudono servizi, i reparti lavorano in affanno, non si riescono a garantire due sedute operatorie urgenti in contemporanea per mancanza di anestesisti. E si continuano a cercare soluzioni tampone spostando i medici all'interno della stessa Assl. Se c'è un'emergenza al Giovanni Paolo II di Olbia, si vanno a prendere gli specialisti a Tempio o La Maddalena, dove l'organico è già sottodimensionato. O viceversa. Ma non funziona. Anzi. Tutti gli ospedali del territorio sono ormai in barella. E non riescono a rialzarsi.L'ultimo ordine di servizio della direzione sanitaria dell'Ats, risale a venerdì: una cardiologa di Olbia spostata per un mese al pronto soccorso del Paolo Merlo della Maddalena. Lasciando un reparto ancor più in ginocchio. Contestata anche la decisione di trasferire a turno gli anestesisti da Tempio per coprire il blocco operatorio a Olbia. Il primo specialista arrivato, è durato un giorno e mezzo. Risultato: si rattoppa da una parte, per creare un ulteriore vuoto dall'altra. Era accaduto anche quando esplose il caso della Pediatria di Tempio, qualche settimana fa. Il reparto del Paolo Dettori era stato chiuso per mancanza di specialisti e per poterlo rimettere in funzione era stato "sottratto" un pediatra da Olbia. Solito sistema, insomma. Bocciato da primari, sindaci, consiglieri regionali. E mentre si continua a non sostituire i medici andati in pensione o dimissionari, si è sempre in attesa che vengano assegnati gli specialisti che hanno superato le varie selezioni dell'Ats. E i medici militari? Si dava per imminente il loro sbarco sia all'ospedale della Maddalena che al pronto soccorso del Giovanni Paolo II. L'attesa continua e anche questa non sarebbe una vera soluzione. Per il reparto di emergenza-urgenza di Olbia, dei tre medici militari in arrivo, due sono specializzandi. E questo significa che, per legge, devono essere affiancati da un tutor.Il territorio si è ribellato con forza: per la prima volta, pubblicamente, hanno fatto sentire la loro voce tutti i primari. In consiglio comunale hanno denunciato una situazione ormai inaccettabile «e poi - come ha rimarcato il consigliere regionale del Pd Giuseppe Meloni - è stato messo loro il bavaglio. E invece proprio i medici hanno il diritto e il dovere di denunciare le gravissime criticità con cui devono convivere. Ormai da troppo tempo».Ma anche i sindaci, nella conferenza socio-sanitaria del 13 luglio scorso ad Arzachena, hanno protestato in modo duro, sino a lanciare un ultimatum alla Regione e all'Ats. L'assessore Nieddu e i vertici dell'Azienda per la tutela della salute, in realtà, erano attesi in Gallura già in occasione di quell'incontro. Ma nessuno si è presentato. Così, da parte dei sindaci, è stato lanciato l'ultimatum: una richiesta urgente di un vertice di tutti gli amministratori galluresi con Regione e Ats entro dieci giorni. Quel tempo è trascorso. E nulla è accaduto. (s.p.)

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