Olbia, Confagricoltura: «Il toro era solo spaventato non dovevano abbatterlo»
Polemiche non ancora sopite dopo l'uccisione dell'animale che era scappato da un terreno
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OLBIA. «Non voglio lanciare accuse contro nessuno, ma non si doveva uccidere quel toro».
Gavino Raspitzu, presidente di Confagricoltura del nord Sardegna e allevatore da sempre, è profondamente amareggiato per il drammatico epilogo di una vicenda sulla quale sono esplose le polemiche anche sul web.
«Il torello non avrebbe più fatto male a nessuno. Era disorientato perché aveva perso il suo gruppo e se è apparso aggressivo era solo perché era molto spaventato. Avrebbero dovuto adottare una sola soluzione, la più semplice, la più efficace: avrebbero dovuto chiamare gli allevatori che con un trattore, del foraggio e una fune, sarebbero riusciti a bloccarlo. Persone esperte, insomma, che sanno come comportarsi senza rischiare nulla».
Raspitzu dice di sentirsi offeso, per quanto accaduto, ed esprime tutto il suo disappunto a nome dell’intera categoria. «Quando il toro si era rifugiato in mezzo agli arbusti, non si sarebbe più mosso. Sarebbe rimasto lì, tranquillo. E bisognava lasciarlo in pace. Tutta l’area era stata circondata e non sarebbe di certo scappato. Lui è stato inseguito, braccato. Ma in quell’area verde, se fossero intervenuti gli allevatori, la situazione si sarebbe risolta in pochi minuti. E invece appena il toro è stato attirato all’esterno, dove non c’erano più alberi e cespugli a proteggerlo, è stato ucciso con una fucilata ».
Il toro, che aveva circa due anni, era scappato l’altro ieri da un terreno nella zona della Basa. Aveva poi attraversato strade, bretelle e sopraelevate per diversi chilometri, seminando il panico. Durante questo tragitto aveva fatto cadere un motociclista fermo e poi si era lanciato contro un poliziotto (che per salvarsi si è gettato tra i rovi) e due guardie zoofile, finite al pronto soccorso. Secondo il veterinario Salvatore Amadori «il toro era troppo inferocito e pericoloso, la doppia dose di anestetico non lo aveva tramortito e non c’erano alternative».
Gavino Raspitzu, presidente di Confagricoltura del nord Sardegna e allevatore da sempre, è profondamente amareggiato per il drammatico epilogo di una vicenda sulla quale sono esplose le polemiche anche sul web.
«Il torello non avrebbe più fatto male a nessuno. Era disorientato perché aveva perso il suo gruppo e se è apparso aggressivo era solo perché era molto spaventato. Avrebbero dovuto adottare una sola soluzione, la più semplice, la più efficace: avrebbero dovuto chiamare gli allevatori che con un trattore, del foraggio e una fune, sarebbero riusciti a bloccarlo. Persone esperte, insomma, che sanno come comportarsi senza rischiare nulla».
Raspitzu dice di sentirsi offeso, per quanto accaduto, ed esprime tutto il suo disappunto a nome dell’intera categoria. «Quando il toro si era rifugiato in mezzo agli arbusti, non si sarebbe più mosso. Sarebbe rimasto lì, tranquillo. E bisognava lasciarlo in pace. Tutta l’area era stata circondata e non sarebbe di certo scappato. Lui è stato inseguito, braccato. Ma in quell’area verde, se fossero intervenuti gli allevatori, la situazione si sarebbe risolta in pochi minuti. E invece appena il toro è stato attirato all’esterno, dove non c’erano più alberi e cespugli a proteggerlo, è stato ucciso con una fucilata ».
Il toro, che aveva circa due anni, era scappato l’altro ieri da un terreno nella zona della Basa. Aveva poi attraversato strade, bretelle e sopraelevate per diversi chilometri, seminando il panico. Durante questo tragitto aveva fatto cadere un motociclista fermo e poi si era lanciato contro un poliziotto (che per salvarsi si è gettato tra i rovi) e due guardie zoofile, finite al pronto soccorso. Secondo il veterinario Salvatore Amadori «il toro era troppo inferocito e pericoloso, la doppia dose di anestetico non lo aveva tramortito e non c’erano alternative».
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