La Nuova Sardegna

Olbia

Olbia, in attesa del tampone pre-ricovero pazienti “parcheggiati” anche 15 ore al Giovanni Paolo II

Olbia, in attesa del tampone pre-ricovero pazienti “parcheggiati” anche 15 ore al Giovanni Paolo II

Il laboratorio analisi nell'ospedale è accreditato, ma le ambulanze portano ancora tutti i tamponi a Sassari

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Il laboratorio analisi del Giovanni Paolo II è stato accreditato per processare i tamponi, ma il via libera resta solo sulla carta. Ed ecco quello che sta accadendo. I pazienti rimangono “parcheggiati” nelle tende esterne del pronto soccorso anche per quindici ore, o per notti intere, in attesa di poter essere ricoverati. Capita quotidianamente, in media almeno venti volte giorno. E il disagio è infinito.

Così come sono inevitabili le continue proteste. Ma qual è il motivo? Ogni paziente che arriva all’ospedale per poi essere trasferito in reparto (così come prevedono le disposizioni) deve essere sottoposto al tampone. Ma prima di spostarlo si deve obbligatoriamente il referto. E qui si allungano i tempi: i tamponi devono essere processati a Sassari ed è lì che bisogna portarli. Quindi, ogni giorno, partono da Olbia decine di ambulanze cariche di tamponi, compresi quelli di coloro che attendono il ricovero. Una volta arrivati a destinazione, il risultato non è però immediato. E nel frattempo passano le ore.

Poi, ovviamente, bisogna aspettare che l’ambulanza torni indietro. E così c’è chi, come un uomo che doveva essere operato a seguito di una caduta, è rimasto al pronto soccorso dal tardo pomeriggio sino al mattino successivo. «E’ incredibile - racconta la moglie -: capisco che ci siano dei protocolli da seguire, ma è inaccettabile che un paziente debba sopportare una situazione del genere. Non hanno certo colpe i medici e gli infermieri, ma quando ho saputo che i tamponi dovevano essere portati a Sassari, mi sono cadute le braccia».

La situazione poi si aggrava se ci si trova di fronte a un caso sospetto e quindi a un paziente che arriva in ospedale con la febbre o con altri sintomi: in questo caso, sempre nell’attesa che arrivi il risultato del tampone, deve rimanere “bloccato” con il paziente anche il medico che lo prende in carico.

In media, all’ospedale di Olbia, si fanno circa 200 tamponi al giorno e in questo numero sono compresi anche tutti gli operatori sanitari che hanno appena finito le ferie e che devono accertare la loro negatività prima di poter tornare in corsia.

Durante l’emergenza sanitaria, che aveva di fatto bloccato tutta l’attività non urgente dell’ospedale, le iniziative di solidarietà - soprattutto quella avviata dall’associazione Janasdia -, hanno consentito di raccogliere fondi per acquistare dispositivi di protezione individuale, respiratori e altre apparecchiature importanti. Tra questi un macchinario per processare i tamponi, risultato poi dotato di tutti i requisiti per eseguire tamponi nasofarigei per la ricerca del virus Sars-Cov 2.

Il laboratorio analisi del Giovanni Paolo II ha quindi ottenuto l’accreditamento, ma non è cambiato niente. Non si sa quale sia l’intoppo. Forse i reagenti utilizzati a livello regionale non sono compatibili con quel macchinario? Chissà. L’unica certezza è che dopo 7 mesi, per poter avere un referto, bisogna ancora andare a Sassari. (s.p.)
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative