Il protocollo è rigido: tutti fuori per strada in attesa del processo
TEMPIO. Il primo a chiudere, l’ultimo a riaprire. Curiosamente il tribunale di Tempio si è trovato al centro della bufera pur avendo osservato scrupolosamente i protocolli anti Covid durante tutto il...
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TEMPIO. Il primo a chiudere, l’ultimo a riaprire. Curiosamente il tribunale di Tempio si è trovato al centro della bufera pur avendo osservato scrupolosamente i protocolli anti Covid durante tutto il periodo di lockdown. Una specie di fortino inaccessibile se non attraverso un “percorso di sicurezza” fatto di divieti, prenotazioni, appuntamenti, distanziamenti, mascherine e gel igienizzante. Un problema di accesso al palazzo per i cittadini ma anche per gli operatori, a cominciare dagli stessi avvocati che a un certo punto hanno persino cominciato a protestare sollecitando misure meno restrittive e agevolazioni per raggiungere quello che per le toghe resta sempre il luogo di lavoro.
Così il Comitato civico per l’istituzione del tribunale a Olbia nei mesi scorsi aveva chiesto la riapertura della sede (soppressa) in città, almeno per la richiesta e il rilascio di copie e documenti. Insomma, adempimenti di cancelleria. Una proposta inviata formalmente al presidente del tribunale Giuseppe Magliulo sulla base del fatto che per effetto dell’emergenza sanitaria da coronavirus si era creata una grave situazione nel normale svolgimento delle attività del tribunale e della Procura, con riferimento soprattutto alla consegna di copie, fascicoli e altra documentazione da parte degli uffici all'utenza. Complicato e contestato anche lo svolgimento delle udienze con gli avvocati in mascherina costretti (assembrati?) nel piazzale d’ingresso o nelle scale in attesa della chiamata in udienza del loro processo.
Così il Comitato civico per l’istituzione del tribunale a Olbia nei mesi scorsi aveva chiesto la riapertura della sede (soppressa) in città, almeno per la richiesta e il rilascio di copie e documenti. Insomma, adempimenti di cancelleria. Una proposta inviata formalmente al presidente del tribunale Giuseppe Magliulo sulla base del fatto che per effetto dell’emergenza sanitaria da coronavirus si era creata una grave situazione nel normale svolgimento delle attività del tribunale e della Procura, con riferimento soprattutto alla consegna di copie, fascicoli e altra documentazione da parte degli uffici all'utenza. Complicato e contestato anche lo svolgimento delle udienze con gli avvocati in mascherina costretti (assembrati?) nel piazzale d’ingresso o nelle scale in attesa della chiamata in udienza del loro processo.
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