Il proprietario di Coluccia apre l’isola ai visitatori

Santa Teresa, su prenotazione è possibile visitarla a piedi, in bici e a cavallo Boglione, patron di Robe di Kappa, ha recuperato antichi sentieri, stazzi e vigne

SANTA TERESA. Non un eden proibito. Il paradiso di Coluccia è ora accessibile ai visitatori, su prenotazione. Con escursioni a piedi, in mountain bike, a cavallo o visite guidate. Marco Boglione, proprietario dal 2017 dell’isola super tutelata, ha realizzato un suo sogno: recuperare i vecchi sentieri del prestigioso polmone verde di 260 ettari, abbandonato da oltre vent’anni. Ristrutturare lo stazzo dalle bianche pareti con vista mozzafiato su Spargi, Punta Sardegna, il fiordo della Baia d’Ulisse a Porto Pozzo e sulle Bocche di Bonifacio. Ricostruire i numerosi ricoveri per animali, i muretti a secco. E far ripartire le vigne di vermentino: una è di oltre 70 anni fa, l’altra era stata piantata da ziu Agnuleddu.

Angelo Sanna è stato il “re dell’isola” sino alla sua morte nel 1996. Per preservare questo paradiso rifiutò negli anni ’60 le offerte miliardarie di quanti volevano investire nell’industria del turismo. Tra gli altri, disse no, anche all’Aga Khan. Boglione, patron della “Robe di Kappa” e altri importanti marchi, ha acquistato l’isola con un unico scopo: «Recuperare e aprire ai visitatori le porte di un eden collocato in una posizione strategica della Sardegna. Attraverso un progetto di tutela ambientale, realizzato per step, che sarebbe piaciuto anche a ziu Agnuleddu. Perché qui, come allora, coltiviamo i campi senza irrigazione. Ma soprattutto è bandito l’uso del cemento, anche i cartelli in legno sono posizionati sul granito».

Ci sono voluti tre anni per tirare su 6 degli oltre 20 chilometri di muretti a secco, liberare dagli arbusti circa 15 chilometri dei vecchi sentieri che collegano lo stazzo, l’altro casolare poco distante un tempo appartenuto a un cugino di ziu Agnuleddu, con le zone adibite a vigne, gli orti, le aree pascolo e le cale che circondano l’isola. «Abbiamo recuperato – dice Luciano Molino, titolare dell’azienda a cui la famiglia ha affidato i lavori di ristrutturazione –, le travi in legno dello stazzo, due costruzione gemelle realizzate in epoche diverse, una risale alla fine del 1700, l’altra agli anni Cinquanta del secolo scorso. I lavori edili hanno rinforzato la vecchia casa, dove viveva ziu Agnuleddu. Raccoglieva in una cisterna di 72mila litri l’acqua piovana dal tetto.

Durante le potature lungo i sentieri abbiamo recuperato rami di ginepro, che dopo la stagionatura sono stati utilizzati per gli infissi esterni. Stessa accortezza anche per i pavimenti, alcuni sono fatti di terra argillosa, altri in cotto. I lavori di tinteggiatura interni e esterni sono tutti a base di calce». Boglione, con la moglie Stella Lin Hung, ha avviato anche l’azienda agricola Culuccia. «Una filosofia green – sottolinea durante una visita la responsabile relazioni esterne, Valeria Pulvirenti –, con prodotti di nicchia, tutti col marchio Culuccia. Come il millefiori, il vermentino e le ostriche».
 

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