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Olbia

il caso 

Il calvario di un malato di tumore: «Troppa burocrazia per una Tac»

OLBIA. La Tac per lui non è un esame qualsiasi, ma un controllo salvavita. Il signor G. ha 68 anni e da dieci combatte contro un tumore ai polmoni. Ogni anno deve fare quattro Tac per verificare che...

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OLBIA. La Tac per lui non è un esame qualsiasi, ma un controllo salvavita. Il signor G. ha 68 anni e da dieci combatte contro un tumore ai polmoni. Ogni anno deve fare quattro Tac per verificare che le cure stiano tenendo a bada il cancro. Il primo esame era saltato a causa dell’emergenza Coronavirus. Ha quindi prenotato il controllo al Mater Olbia un mese fa. «Solitamente facevo la Tac a Tempio perché il Dettori è più vicino a dove vivo – spiega l’uomo –. Ho sempre sentito parlare dell’eccellenza del Mater e quindi non ho avuto problemi ad accettare di fare l’esame a Olbia, anche perché i controlli sono fondamentali nella condizione in cui mi trovo. Avevo la prescrizione medica ma non avevo un altro esame, quello della creatinina, che tra l’altro non mi era mai stato chiesto. Ho quindi saltato lo screening e ho ripreso l’appuntamento». Ieri, dopo una preparazione di tre giorni che comporta il quasi digiuno, il signor G va in ospedale. «Avevo anche l’esame di cui ero sprovvisto un mese fa – racconta –. Mi è stato però detto che la prescrizione del mese prima non andava bene e che avrei dovuto farne un’altra, facendomela mandare anche per via telematica. Ma io di queste cose none me ne intendo. La sanità ogni tanto dovrebbe ricordarsi di avere un cuore».

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