La Nuova Sardegna

Olbia

Insegnante di canto accusata di violenza

di Tiziana Simula
Insegnante di canto accusata di violenza

A processo 53enne di Olbia. L’imputazione: avrebbe adescato e abusato di un’allieva del coro della chiesa di tredici anni

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OLBIA. Le lusinghe sempre più insistenti, gli apprezzamenti continui per il suo talento nel canto «sei bravissima...», le ripeteva. Complimenti e atteggiamenti attraverso i quali era riuscita giorno dopo giorno a manipolare la sua giovanissima allieva, a conquistare la sua fiducia, approfittando del proprio ruolo di insegnante di canto. Tanto da riuscire a vincere ogni sua resistenza e a convincerla ad andare a casa sua. E lì, quell’interesse sessuale fino a quel momento espresso alla ragazzina con numerosi messaggi telefonici, dal contenuto anche scabroso, si è concretizzato in un abuso sessuale. Presunta vittima della violenza, una tredicenne. Prima adescata e poi abusata – queste le pesantissime accuse mosse nei confronti dell’imputata dalla procura di Cagliari – dalla sua insegnante di canto nella parrocchia che frequentava, in un centro della Gallura.

La donna, Michela Morelli, 53 anni, olbiese, sarà processata dal tribunale di Cagliari. L’udienza davanti al tribunale in composizione collegiale è stata fissata a gennaio 2021. La vicenda giudiziaria è approdata qualche giorno fa, davanti al giudice dell’udienza preliminare di Cagliari, Maria Alessandra Tedde, che ha rinviato a giudizio la donna, difesa dall’avvocato Antonio Piredda, del Foro di Nuoro. I genitori della minore, oggi quindicenne, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Rosa Cocco, del Foro di Tempio.

Pesanti le accuse mosse dal procuratore Nicoletta Mari nei confronti dell’imputata. Che deve rispondere di violenza sessuale aggravata e adescamento di minore (reati di competenza del tribunale di Cagliari).

La donna, stando alle accuse e al racconto della minore – sentita poco dopo la denuncia dei suoi genitori in incidente probatorio –, avrebbe adescato la ragazzina che frequentava il coro della parrocchia dove lei insegnava canto. Le inviava continui messaggi al cellulare, lusingandola e facendole complimenti per la sua bravura e per la sua bellezza. Complimenti sfociati ben presto in frasi nelle quali manifestava il proprio interesse sessuale nei suoi confronti, le spiegava i suoi desideri e le inviava foto con immagini di persone che si baciavano, chiedendole poi di cancellare tutto. «Non c’è nulla di male», le scriveva, rassicurandola del fatto che in quel suo comportamento non ci fosse nulla di pericoloso o illegittimo. Poi, un giorno, con una scusa legata alle lezioni di canto, l’avrebbe convinta ad andare a casa sua. E lì sarebbe avvenuta la violenza. Secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, l’avrebbe aggredita baciandola con la forza e, poi, l’avrebbe costretta a sdraiarsi sul divano, impedendole di muoversi, spogliandola e abusando di lei.

La denuncia ai carabinieri è scattata il giorno dopo.

La ragazzina era ritornata a tarda sera sconvolta e la madre vedendola in quelle condizioni, l’aveva convinta a confidarle ciò che la tormentava. Le aveva preso il cellulare e aveva scoperto tutto. Nelle mani degli inquirenti, i tabulati telefonici e il referto della visita medica. Durante l’incidente probatorio, avvenuto nel tribunale di Cagliari, l’adolescente aveva ripercorso ogni momento e confermato la sua versione dei fatti, ribadendo ogni accusa. Ora la delicatissima vicenda sarà sviscerata nel corso del processo.

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