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Famiglia di Olbia colpita dal Covid: «Ci hanno abbandonati»

Stefania Puorro
Famiglia di Olbia colpita dal Covid: «Ci hanno abbandonati»

Lo sfogo di Giuseppe: «In 5 siamo risultati positivi e una è ricoverata a Cagliari». «Abbiamo finito l’isolamento, nessuno ci contatta e viviamo nell’incertezza»

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OLBIA. Una famiglia nell’incubo. Genitori, fratelli e nipoti risultati positivi al Covid e «abbandonati al nostro destino. Senza risposte. Aspettando che qualcuno ci contatti, perché per la quarantena è finita e perché il tempo di fare un secondo tampone è abbondantemente scaduto. Un caos. E nessuna certezza. Inutile fornire al cittadino dei numeri di telefono, se poi nessuno risponde dall’altra parte. Ed è inutile, allo stesso tempo, mandare una email, perché anche quelle che abbiamo più volte inviato sono finite nel vuoto».

È un fiume in piena, Giuseppe (nome di fantasia), un giovane che fa il volontario in un’associazione di soccorso e che a metà settembre ha scoperto di essere stato colpito dal virus. «I quindici giorni di isolamento sono passati – dice – e nessuno si è fatto sentire. Ogni mio tentativo di contattare gli uffici dell’igiene pubblica sono stati vani e la situazione sta diventando veramente pesante. Non si possono lasciare le persone appese in questo modo».

Giuseppe racconta un’odissea cominciata il 14 settembre scorso «quando – dice – mia cognata ha iniziato all’improvviso ad avere difficoltà respiratorie e a stare male. Sottoposta al tampone naso faringeo, è stata subito trasferita a Cagliari, dove si trova ancora ricoverata e dove, per fortuna, si sta riprendendo. Il 17 settembre il virus ha colpito anche me: dopo la perdita dell’olfatto ho avuto mal di gola e sono andato di corsa a fare il tampone al drive in del Mater Olbia: sono stato sottoposto all’esame alle 8 del mattino e già cinque ore dopo ho avuto il risultato: positivo. Allora ho cominciato la mia quarantena. Il giorno successivo, la Assl, ha sottoposto a tampone tutta la mia famiglia. Ed ecco i risultati: mia madre negativa, mio padre è risultato invece positivo ma ancora oggi, a distanza di 17 giorni, nessuno gli ha mai comunicato il risultato in via ufficiale. Lo abbiamo saputo per vie traverse. E questo è davvero assurdo. E poi: mentre io, sino a oggi, non sono riuscito a parlare con nessuno, mio padre venerdì sera ha finalmente sentito una voce dall’altro capo del telefono. Che cosa gli hanno risposto? “Dovete aspettare”. E per quanto ancora? Ci dicono di rispettare le quarantene e lo abbiamo fatto. Ma a noi, chi ci rispetta? Nella stessa situazione c’è anche mio fratello, positivo pure lui. E continuiamo tutti a essere dimenticati. In questo modo ti costringono a uscire di casa per andare a fare un tampone. Non possiamo aspettare all’infinito».

Giuseppe parla anche di altre assurdità. «Altre due persone, in famiglia, sono risultate positive: una è mia nipote, che è minorenne. Mia sorella è stata contattata dalla Assl e ha spiegato all’interlocutore che la figlia ha ancora tosse e dolore al petto. “Per noi è asintomatica”, le è stato risposto. Alla sua domanda su che cosa dovesse fare, ecco che cosa le hanno suggerito: “La porti in macchina e le facciamo il tampone”. Ovviamente mia sorella non ha accolto questo “consiglio” e sentendola alterata le hanno detto che si sarebbero mossi loro. Sì, ma quando? Insomma, se non è confusione questa. Capisco che le persone che devono rispondere al telefono possano essere oberate di lavoro, ma non è accettabile che una famiglia possa essere lasciata all’angolo in una situazione così delicata. E quel che ci preoccupa è che sicuramente, come noi, ci sono tante altre persone. Che trascorrono i giorni tra incertezze, paure e risposte che non arrivano».

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