I cacciatori si fermano: i servizi sanitari non fanno i certificati
di Sebastiano Depperu
OLBIA. Potrebbero incrociare le braccia centinaia di cacciatori da qui alla fine dell'anno (ma non solo). Non per protesta ma per un obbligo non voluto. In molti, in Gallura non riescono a ottenere...
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OLBIA. Potrebbero incrociare le braccia centinaia di cacciatori da qui alla fine dell'anno (ma non solo). Non per protesta ma per un obbligo non voluto. In molti, in Gallura non riescono a ottenere un appuntamento con il servizio di igiene di Olbia e Tempio per poter ottenere il certificato medico che consentirebbe di rinnovare il porto d'armi. La stagione di caccia è già iniziata (pernici e altri uccelli) e le battute più sentite, quelle al cinghiale, sono alle porte ma molte doppiette, senza il certificato per i cacciatori, potrebbero restare appese al chiodo.
«Questo succede da tempo – spiega Alessio Pasella, del Movimento Sardo Pro Territorio – è difficile ottenere degli appuntamenti nelle strutture sanitarie. Al numero di telefono per Olbia non risponde nessuno. Il Covid sta oberando di lavoro le strutture che, a volte, devono impiegare medici e personale per l'emergenza della pandemia. Un altro problema è che non ci sono abbastanza medici abilitati a rilasciare quel tipo di certificato. Se ce ne fossero, ognuno di noi saprebbe a chi rivolgersi. In questo momento, quelli ai quali il porto d'armi sta per scadere, o è già scaduto, non potranno andare a caccia. Abbiamo le mani legate».
L'appello di Pasella, che è anche quello dei molti cacciatori galluresi, è rivolto alla Regione e al Governo: «Si faccia in modo che, come è già successo nei mesi scorsi, sia inserita all'interno di un altro Dpcm, la proroga di un altro anno per la validità dei porto d'armi e dei relativi certificati. Noi pagheremmo, comunque, le tasse previste. In questo modo, si toglierebbe lavoro ai medici delle Ats e si eviterebbero ulteriori disagi a noi cacciatori».
«Capiamo bene – aggiunge Alessio Pasella – che il periodo di emergenza è molto grave e che, pertanto, servono soluzioni che facciano diminuire il carico di lavoro dei sanitari e dei servizi di igiene pubblica, tantopiù che ora inizia la campagna vaccinale anti-influenzale. I medici saranno pieni di lavoro e, capiamo, che queste cose sono più importanti e meritano la precedenza. Ma una soluzione c’è». Da qui l’appello alla proroga del porto d’armi.
«Questo succede da tempo – spiega Alessio Pasella, del Movimento Sardo Pro Territorio – è difficile ottenere degli appuntamenti nelle strutture sanitarie. Al numero di telefono per Olbia non risponde nessuno. Il Covid sta oberando di lavoro le strutture che, a volte, devono impiegare medici e personale per l'emergenza della pandemia. Un altro problema è che non ci sono abbastanza medici abilitati a rilasciare quel tipo di certificato. Se ce ne fossero, ognuno di noi saprebbe a chi rivolgersi. In questo momento, quelli ai quali il porto d'armi sta per scadere, o è già scaduto, non potranno andare a caccia. Abbiamo le mani legate».
L'appello di Pasella, che è anche quello dei molti cacciatori galluresi, è rivolto alla Regione e al Governo: «Si faccia in modo che, come è già successo nei mesi scorsi, sia inserita all'interno di un altro Dpcm, la proroga di un altro anno per la validità dei porto d'armi e dei relativi certificati. Noi pagheremmo, comunque, le tasse previste. In questo modo, si toglierebbe lavoro ai medici delle Ats e si eviterebbero ulteriori disagi a noi cacciatori».
«Capiamo bene – aggiunge Alessio Pasella – che il periodo di emergenza è molto grave e che, pertanto, servono soluzioni che facciano diminuire il carico di lavoro dei sanitari e dei servizi di igiene pubblica, tantopiù che ora inizia la campagna vaccinale anti-influenzale. I medici saranno pieni di lavoro e, capiamo, che queste cose sono più importanti e meritano la precedenza. Ma una soluzione c’è». Da qui l’appello alla proroga del porto d’armi.
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