La Nuova Sardegna

Olbia

la giornata mondiale degli insegnanti 

L’impegno dei docenti galluresi: in aula con passione e umanità

di Giuseppe Pulina
L’impegno dei docenti galluresi: in aula con passione e umanità

OLBIA . Tra appelli, giustificazioni da controllare, circolari da leggere e lezioni da tenere, a ricordarsi che ieri ricorreva la “Giornata mondiale degli insegnanti” non sono stati tanti tra coloro...

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OLBIA . Tra appelli, giustificazioni da controllare, circolari da leggere e lezioni da tenere, a ricordarsi che ieri ricorreva la “Giornata mondiale degli insegnanti” non sono stati tanti tra coloro che, più di tutti, l’avrebbero dovuta celebrare e festeggiare. Nessuna torta su cui soffiare candeline per gli insegnanti della Gallura, ma solo qualche scambio di auguri, frettolosi e, in qualche caso, anche un po’ ironici. È pur vero che gli insegnanti italiani hanno molte cose a cui pensare. Il “Teacher day”, d’altronde, secondo le intenzioni dell’Unesco che lo propose per la prima volta nel 1994, serve proprio a questo: pensare e riflettere sul lavoro che si fa in aula per valorizzare una professione di cui si discute spesso e non sempre con cognizione di causa. Una professione “insidiosa”, non perché non abbia più l’appeal di una volta (tesi smentita dalle migliaia di neolaureati che aspirano a una cattedra), ma perché è cresciuto il coefficiente di rischio a cui si espone chi la esercita. Oggi ancor di più per via dell’emergenza sanitaria. Ma che cosa hanno da dire gli insegnanti della Gallura nel giorno a loro dedicato? Proviamo ad ascoltarli. A Rosalinda Balia, docente di Lettere allo Scientifico “Mossa”di Olbia, viene da pensare al valore sociale dell’insegnamento. «È vero che gli insegnanti italiani non ricevono un giusto compenso, ma tutti, soprattutto quelli che amano il loro lavoro e che sanno che insegnare vuol dire offrire nuovi punti di vista sul mondo, sono coscienti di avere ogni giorno la rara e preziosa occasione di aiutare i propri alunni a diventare cittadini consapevoli, imprimendo in loro, nel bene o nel male, un segno». Non meno ottimista è la sua collega del “Dettori” di Tempio, Sara Puggioni, altra docente di Lettere. «Mi piacerebbe che in un momento come questo il corpo docente s’interrogasse sulla propria identità, sui propri bisogni e anche sulle proprie responsabilità. Io cerco di tenere presente l’invito che in una celebre lettera Abramo Lincoln rivolse all’insegnate di suo figlio, come richiesta ideale che la società mi fa affidandomi gli studenti. Cerco di essere vicina a quelle possibilità, le guardo come traguardo da raggiungere, anche se può capitare di sentirsi distante dal docente che si vorrebbe essere». Barbara Spanu insegna al “Mossa” di Olbia una di quelle materie (la filosofia) che aiutano a pensare. «Mi chiedono spesso se mi piace e molti si stupiscono quando dico che mi appassiona, pur essendo una professione difficile. È gratificante accendere il desiderio per la conoscenza e fornire agli studenti gli strumenti per stare al mondo e vivere il tempo non superficialmente. Mi trovo d’accordo con Recalcati che dice essere la scuola sempre più fondamentale in una società liquida. Dovrebbe piuttosto, la scuola, approfittare di questo momento di crisi per riflettere e ripensarsi». Per Donatella Tatti, docente di Economia aziendale al Dettori di Tempio, la scuola la fanno soprattutto gli insegnanti. «È sempre più centrale perché sopperisce alle carenze delle istituzioni, soprattutto della famiglia. È una professione che richiede passione e umanità e non solo la conoscenza specialistica di una disciplina».

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