La Nuova Sardegna

Olbia

Al Labint le aule vuote dopo 25 anni

di Paolo Ardovino
Al Labint le aule vuote dopo 25 anni

Scuola di alfabetizzazione per stranieri chiusa. Cau: aspettiamo la fine del Covid

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OLBIA. Le scuole sono tornate ad affollarsi. Ma non tutte le campanelle sono tornate a suonare: la scuola del Labint, dedicata all’alfabetizzazione per gli stranieri, dopo 25 anni rischia di lasciare per la prima volta le sue aule vuote, senza poter svolgere alcuna lezione. A lanciare l’allarme è Tonino Cau, lo storico fondatore dell’associazione interculturale. Negli ultimi anni, le lezioni di lessico e grammatica avevano trovato casa al liceo scientifico Mossa in via Campidano. Di mattina i liceali, di sera stranieri e immigrati. «Ma ora purtroppo non è possibile fare la solita attività nelle scuole pubbliche. E nemmeno in altri luoghi, sarebbe molto difficile per noi riuscire ad applicare i protocolli». L’unica soluzione è pazientare: «Possiamo solo aspettare e vedere come si evolvono le cose. Potremo riprendere presumibilmente quando arriverà un vaccino, in modo da richiedere agli alunni di farlo per poter entrare a scuola in sicurezza».

La realtà del Labint è nata nel ’95 dall’incontro tra Cau, ex sacerdote, da tutta la vita al fianco delle persone in difficoltà, e il senegalese Aly Cissé, oggi formalmente il presidente. Prima ancora delle attività sorte in questi anni, dai laboratori ricreativi agli eventi di beneficenza, l’associazione era stata messa in piedi con l’idea precisa di fondare una scuola di alfabetizzazione. Da allora, ogni anno istruisce decine di stranieri, che risiedano in città e nell’isola da tempo o immigrati extracomunitari. «Ringrazio gli insegnanti che fanno parte della scuola e a cui ora la scuola manca – prosegue Cau – Non si tratta solo di insegnamento in classe, hanno a cuore le sorti dei loro alunni». Giusto lo scorso anno scolastico si è visto un calo degli iscritti, 40 circa, solitamente sono più del doppio, divisi in varie classi a seconda del livello di confidenza con l’italiano. «In qualche modo – spiega Cau – siamo sì una scuola privata ma da sempre proiettata nel pubblico». Il Labint è un punto di riferimento per l’amministrazione, con cui ha spesso lavorato a stretto contatto, «spesso con l’assessorato ai Servizi sociali. Per questo motivo ci teniamo a mettere a conoscenza della nostra situazione attuale le istituzioni e gli stranieri stessi di tutta la Gallura».

Peccato, perché il progetto per l’anno scolastico 2020-2021 era implementare una sorta di scuola-lavoro. Aggiungere, oltre alle ore in classe, una parte di apprendistato con varie realtà del territorio. «Il lavoro – conferma Cau – è un grandissimo mezzo di integrazione, senza contare che è poi il vero interesse dei migranti, sarebbero estremamente motivati nel frequentare una scuola che oltre alla lingua insegna loro una professione».

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