Buco di 70mila euro nella cooperativa: ex socio a giudizio
di Tiziana Simula
Sotto accusa Roberto Martina della “Fabbrica del pane” Avrebbe intascato gli incassi anziché pagare i fornitori
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OLBIA. Era stato scoperto con le “mani in pasta” da uno dei soci che l’aveva sostituto in un periodo in cui lui si era assentato dal lavoro per malattia. I conti della cooperativa sociale “La fabbrica del pane” non tornavano. E, poi, c’erano i fornitori della farina non pagati da tempo che battevano cassa e chiedevano il saldo dei debiti. Un buco nei conti della coop di circa 70mila euro, una somma importante considerato il prodotto venduto, il pane, appunto.
A finire nei guai, Roberto Martina, 61 anni, originario di Nardò e residente alla Maddalena, all’epoca dei fatti contestati presidente e amministratore unico della società cooperativa “La fabbrica del pane”, una realtà produttiva che ha sede ad Olbia, in via Estonia, ben radicata nell’economia del territorio, il cui pane prodotto viene poi venduto in parte direttamente al consumatore attraverso un punto vendita vicino al laboratorio e, in parte, attraverso la distribuzione a supermercati, bar, ristoranti e locali della città e di diversi centri della Gallura.
La vicenda giudiziaria contestata al socio finito sotto inchiesta e ora a processo nel tribunale di Tempio con un decreto di citazione diretta a giudizio, si riferisce al periodo che va dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017 quando, appunto, ricopriva l’incarico di presidente e amministratore unico della cooperativa sociale, che conta attualmente una decina di soci. Roberto Martina è accusato di appropriazione indebita per aver intascato in quel periodo, 70mila euro, soldi provenienti dagli incassi della vendita del pane che avrebbe dovuto versare nel conto corrente della cooperativa per saldare i debiti con i vari fornitori. L’uomo aveva accesso al conto corrente e la disponibilità di un bancomat associato a quel conto, proprio in virtù del ruolo ricoperto all’interno della società. Ma, stando alle contestazioni della Procura, anziché versare gli incassi che gli venivano consegnati a mano dagli altri soci, così come avrebbe dovuto fare, si sarebbe impossessato nel tempo di somme fino a creare un ammanco calcolato in 70mila euro. L’amministratore unico della cooperativa sarebbe stato tradito da un periodo di malattia, durante il quale era stato sostituito da un altro socio. Che aveva scoperto il buco e ricevuto solleciti di pagamento da parte dei fornitori, debiti che avevano fatto scattare immediatamente il campanello d’allarme e la verifica di tutti i conti. A quel punto, il socio infedele era stato estromesso dalla cooperativa da parte dell’assemblea dei soci.
Il pubblico ministero gli contesta il reato di appropriazione indebita aggravato dall’aver provocato alla coop un danno patrimoniale di rilevante gravità e di averlo commesso con abuso di relazioni d’ufficio e di prestazione d’opera, approfittando cioè del rapporto di lavoro e di fiducia che aveva all’interno della società.
La vicenda giudiziaria è approdata in tribunale e dovrebbe chiudersi con un patteggiamento. Questa è la richiesta fatta dall’imputato, difeso dagli avvocati Aldo Kersevan e Redenta Enne.
La cooperativa, attraverso il presidente e amministratore unico della coop sociale “La fabbrica del pane” subentrato a Martina, è assistita dall’avvocato Abele Cherchi.
L’udienza davanti al giudice monocratico è fissata a novembre.
A finire nei guai, Roberto Martina, 61 anni, originario di Nardò e residente alla Maddalena, all’epoca dei fatti contestati presidente e amministratore unico della società cooperativa “La fabbrica del pane”, una realtà produttiva che ha sede ad Olbia, in via Estonia, ben radicata nell’economia del territorio, il cui pane prodotto viene poi venduto in parte direttamente al consumatore attraverso un punto vendita vicino al laboratorio e, in parte, attraverso la distribuzione a supermercati, bar, ristoranti e locali della città e di diversi centri della Gallura.
La vicenda giudiziaria contestata al socio finito sotto inchiesta e ora a processo nel tribunale di Tempio con un decreto di citazione diretta a giudizio, si riferisce al periodo che va dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017 quando, appunto, ricopriva l’incarico di presidente e amministratore unico della cooperativa sociale, che conta attualmente una decina di soci. Roberto Martina è accusato di appropriazione indebita per aver intascato in quel periodo, 70mila euro, soldi provenienti dagli incassi della vendita del pane che avrebbe dovuto versare nel conto corrente della cooperativa per saldare i debiti con i vari fornitori. L’uomo aveva accesso al conto corrente e la disponibilità di un bancomat associato a quel conto, proprio in virtù del ruolo ricoperto all’interno della società. Ma, stando alle contestazioni della Procura, anziché versare gli incassi che gli venivano consegnati a mano dagli altri soci, così come avrebbe dovuto fare, si sarebbe impossessato nel tempo di somme fino a creare un ammanco calcolato in 70mila euro. L’amministratore unico della cooperativa sarebbe stato tradito da un periodo di malattia, durante il quale era stato sostituito da un altro socio. Che aveva scoperto il buco e ricevuto solleciti di pagamento da parte dei fornitori, debiti che avevano fatto scattare immediatamente il campanello d’allarme e la verifica di tutti i conti. A quel punto, il socio infedele era stato estromesso dalla cooperativa da parte dell’assemblea dei soci.
Il pubblico ministero gli contesta il reato di appropriazione indebita aggravato dall’aver provocato alla coop un danno patrimoniale di rilevante gravità e di averlo commesso con abuso di relazioni d’ufficio e di prestazione d’opera, approfittando cioè del rapporto di lavoro e di fiducia che aveva all’interno della società.
La vicenda giudiziaria è approdata in tribunale e dovrebbe chiudersi con un patteggiamento. Questa è la richiesta fatta dall’imputato, difeso dagli avvocati Aldo Kersevan e Redenta Enne.
La cooperativa, attraverso il presidente e amministratore unico della coop sociale “La fabbrica del pane” subentrato a Martina, è assistita dall’avvocato Abele Cherchi.
L’udienza davanti al giudice monocratico è fissata a novembre.
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