L’armatore è in bolletta: a Olbia abbandonata la nave Lira
Il proprietario del cargo recuperato 11 mesi fa ha piantato anche l’equipaggio. Da 2 settimane nella banchina c’è anche la Alan Kurdi fermata dalla Capitaneria
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OLBIA. Da cargo fantasma a nave ripudiata. La Lira, arrivata all’Isola Bianca nel dicembre dello scorso anno dopo aver attraversato il Tirreno alla deriva, fa la ruggine all’Isola Bianca da quasi un anno. L’armatore turco si è dimenticato di doversela riportare a casa. E nel generale attacco di amnesia ha scordato anche l’equipaggio di sette persone, rimpatriato alla fine dell’estate. Da qualche settimana nave Lira ha la compagnia di un’altra semi-carretta del mare. La Alan Kurdi della ong tedesca Sea eye, usata per il recupero dei migranti. La nave è sotto fermo amministrativo della Capitaneria di porto, provvedimento impugnato dalla ong. Gli ispettori della Guardia costiera, ha spiegato il Comando generale, hanno rilevato delle irregolarità tecniche sul mezzo che comprometterebbero la sicurezza della navigazione. Solo nel caso in cui quei problemi venissero superati o nel caso in cui la Ong dovesse vincere il ricorso contro il fermo, la Alan Kurdi potrà riprendere il mare. Nel frattempo dividerà il molo Bonaria, temporaneamente trasformato in ricovero, con nave Lira.
La storia del cargo battente bandiera panamense comincia nel dicembre 2019 dello scorso anno. Lungo 98 metri e con una stazza di 1948 tonnellate era rimasto alla deriva per giorno nel mar Tirreno per poi comparire ad alcune decine di miglia a est di Caprera. A quel punto la Direzione marittima del nord Sardegna aveva deciso di intervenire. Valutata la distanza dalla costa sarda e le condizioni meteo marine in fase di peggioramento, aveva fatta rimorchiare la nave nel porto di Olbia. Gli ispettori della Guardia costiera avevano valutato il mezzo non idoneo per navigare. Riscontrati difetti ai mezzi di propulsione e navigazione, cattivo funzionamento del sistema di correzione della bussola, batterie dei generatori esauste, più altre avarie tecniche al motore. Problemi risolvibili con un po’ di lavori in cantiere a carico dell’armatore che però che secondo gli accertamenti della Capitaneria ha problemi economici. Il cargo è stato quindi abbandonato, insieme ai sette componenti dell’equipaggio. I marittimi, che sarebbero dovuto rientrare in Turchia, Libano, India, Georgia hanno invece vissuto sulla nave fino alla fine dell’estate. Prima in quarantena e poi liberi, senza ricevere lo stipendio. È stata la Croce Rossa a farsi carico di far arrivare ai marittimi i viveri. La Protezione civile, utilizzando i propri mezzi, ha invece rifornito la nave di acqua, operazione ripetuta più volte durante i mesi di permanenza. In tutto questo tempo ci si era quasi dimenticati dell’esistenza del cargo. L’arrivo dell’Alan Kurdi proprio a una manciata di metri ha riaperto il capitolo Lira. E per la nave non c’è un lieto fine all’orizzonte. Si candida a diventare un rifiuto del mare senza padrone. (se.lu.)
La storia del cargo battente bandiera panamense comincia nel dicembre 2019 dello scorso anno. Lungo 98 metri e con una stazza di 1948 tonnellate era rimasto alla deriva per giorno nel mar Tirreno per poi comparire ad alcune decine di miglia a est di Caprera. A quel punto la Direzione marittima del nord Sardegna aveva deciso di intervenire. Valutata la distanza dalla costa sarda e le condizioni meteo marine in fase di peggioramento, aveva fatta rimorchiare la nave nel porto di Olbia. Gli ispettori della Guardia costiera avevano valutato il mezzo non idoneo per navigare. Riscontrati difetti ai mezzi di propulsione e navigazione, cattivo funzionamento del sistema di correzione della bussola, batterie dei generatori esauste, più altre avarie tecniche al motore. Problemi risolvibili con un po’ di lavori in cantiere a carico dell’armatore che però che secondo gli accertamenti della Capitaneria ha problemi economici. Il cargo è stato quindi abbandonato, insieme ai sette componenti dell’equipaggio. I marittimi, che sarebbero dovuto rientrare in Turchia, Libano, India, Georgia hanno invece vissuto sulla nave fino alla fine dell’estate. Prima in quarantena e poi liberi, senza ricevere lo stipendio. È stata la Croce Rossa a farsi carico di far arrivare ai marittimi i viveri. La Protezione civile, utilizzando i propri mezzi, ha invece rifornito la nave di acqua, operazione ripetuta più volte durante i mesi di permanenza. In tutto questo tempo ci si era quasi dimenticati dell’esistenza del cargo. L’arrivo dell’Alan Kurdi proprio a una manciata di metri ha riaperto il capitolo Lira. E per la nave non c’è un lieto fine all’orizzonte. Si candida a diventare un rifiuto del mare senza padrone. (se.lu.)
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