A Olbia 600 cani e 200 gatti: il rifugio della Lida, un’arca contro la crudeltà

Abbandonati, maltrattati, feriti, divorati dalle larve: curati e dati in adozione. A pochi passi dall’aeroporto resiste la bella storia del canile “I fratelli minori” 

OLBIA. L’altra faccia della città si trova in periferia. Poco lontano dalla pista dell’aeroporto, e a una manciata di metri dalle insegne luminose di palestre e concessionarie, si intrecciano ogni giorno terribili storie di animali trattati come rifiuti. Molti di loro sono stati abbandonati in mezzo alla strada o nella macchia mediterranea. Altri hanno rimediato una fucilata sul muso o hanno rischiato di finire divorati dalle larve delle mosche. Per rendersi conto della dimensione del fenomeno del randagismo basta fare due passi tra le gabbie del canile-rifugio

«I fratelli minori», gestito dalla sezione olbiese dell’associazione Lida, in località Colcò. I numeri parlano chiaro: al momento il canile conta 600 cani e 200 gatti. Ed è solo grazie al lavoro quotidiano dei volontari e dei sostenitori sparsi in tutto il mondo se si riesce, nonostante tutte le difficoltà, a garantire un futuro e una nuova casa a chi ancora oggi è costretto a vivere dentro una gabbia.

Il canile. Inaugurato nel 1998, il canile della Lida è un luogo tirato su e gestito con grande cura. Ogni animale qui ha una sua storia. «Sono stati tutti abbandonati, dopo essere nati da animali di proprietà – spiega Cosetta Prontu, la presidente della Lida –. Non è facile mandare avanti tutto questo. Perché il rifugio è come una città in continuo movimento: bisogna pensare agli arrivi, alle partenze, alla pulizia, alla gestione, all’acquisto del cibo. Ci chiamano a tutte le ore».

Sì, perché gli abbandoni sono all’ordine del giorno. Oggi sono 600 i cani ospitati dalla Lida. E soltanto lo scorso anno le adozioni hanno sfondato quota 700. Cani e gatti trovano nuovi padroni in Sardegna e nel resto d’Italia, ma anche in giro per l’Europa. Grazie alla collaborazione con associazioni tedesche, per esempio, la Lida riesce a far adottare parecchi animali anche in Germania e in Svizzera.

Crudeltà.L’abbandono è sempre un atto di violenza. Ma esistono anche casi in cui l’uomo decide di andare oltre. «Anche qui, a Olbia, accadono cose terribili» conferma Cosetta Prontu. Qualche esempio: alcune settimane fa, a Monte Pino, una cagna è stata prima impiccata e poi bruciata, mentre a Olbiamare a finire impiccati sono stati due esemplari di american staffordshire terrier.

Capita anche che i cuccioli vengano lanciati dal finestrino di una auto in corsa oppure fatti fuori con il veleno o con la pallottola di un fucile. «Bisognerebbe fare una vera campagna di sensibilizzazione, a partire dalle scuole – prosegue Prontu – Sono anche convinta che la violenza sugli animali sia il tirocinio della violenza sugli uomini. Sono le istituzioni a dover intervenire. Inoltre bisognerebbe far comprendere l’importanza della sterilizzazione».

I volontari. Il canile della Lida, che accoglie gli animali di Olbia, si regge su un contributo comunale di 170mila euro. Per fortuna, però, esistono anche i sostenitori, visto che ogni anno, per mandare avanti il rifugio, servono almeno 600mila euro. Le donazioni arrivano da tutta Europa e anche dall’America. Inoltre esiste sempre la possibilità di devolvere il 5 per mille. Diversi anche i personaggi famosi che da tempo aiutano la Lida a tenere attivo il canile di Colcò, come per esempio la showgirl Elisabetta Canalis e il cantante Tiziano Ferro. E poi i volontari, persone che mettono a disposizione il loro tempo per dare una mano all’associazione. «Ci serve aiuto Accogliamo tutti a braccia aperte. C’è sempre qualcosa da fare».

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