La Nuova Sardegna

Olbia

In un mese chiuse 15 classi «Ma ora siamo al limite»

di Dario Budroni
In un mese chiuse 15 classi «Ma ora siamo al limite»

Dirigenti alle prese con i buchi nell’organico dei docenti causati dalle quarantene «Senza certificati Assl non possiamo nominare supplenti». Altro caso al Panedda

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OLBIA. Il virus ha infettato la quotidianità. I dirigenti scolastici si sono abituati al nuovo contesto e la messa in quarantena di studenti e docenti è subito diventata una routine. Ieri è toccato a una classe dell’istituto Panedda, mentre nei giorni scorsi a essere finite in quarantena sono state quattro classi della scuola di via Vignola. In tutto, a neanche un mese dal suono della prima campanella, sono più di quindici le classi che sono state chiuse per coronavirus. Per adesso la situazione è comunque sotto controllo, ma per i dirigenti scolastici è fondamentale che si intervenga al più presto per potenziare sia le Assl che i trasporti pubblici. Se la situazione dovesse peggiorare, tenere le scuole aperte potrebbe infatti diventare decisamente complicato.

La routine. Francesca Demuro è la dirigente del quarto circolo. Nella sede di via Vignola ha dovuto chiudere quattro classi, due delle elementari e due della scuola dell’infanzia. Diciassette i docenti in quarantena. Un effetto domino innescato dalla positività di una assistente per bambini con disabilità. «La situazione è complessa, ma non in via Vignola, lo è in generale – spiega la dirigente –. Abbiamo dovuto svolgere un lavoro molto complicato per individuare i contatti diretti. Mi auguro che questa sia la situazione peggiore che ci possa capitare, però ormai siamo pronti a tutto. L’anno scolastico è appena cominciato». Anche al Panedda, dove il dirigente reggente è Luigi Antolini, preside dello scientifico Mossa, è stata appena chiusa una classe, mentre un’altra ancora è già tornata a scuola. «La routine ormai è questa, dobbiamo gestire il tutto con relativa serenità – dice Antolini –. La situazione è più o meno sotto controllo, ma le incertezze sono tante. Sappiamo bene che se dovesse aumentare il numero delle classi in quarantena dovremmo purtroppo rivedere molte cose».

I problemi. Quando studenti e docenti finiscono in quarantena a risentirne è tutta la scuola. «L’Assl è in affanno e i certificati di quarantena dei docenti tardano ad arrivare. E senza questi certificati noi non possiamo nominare i supplenti» spiega Antolini. Un problema che ha riscontrato anche Francesca Demuro: «I docenti che vanno in quarantena non insegnano solo nelle classi che sono state chiuse, quindi i problemi si moltiplicano». Sulla stessa linea Gianluca Corda, dirigente dell’istituto Amsicora, dove una classe dell’Ipaa è tornata a scuola ma da venerdì, a casa, c’è una classe dell’Ipia con cinque docenti. «Sostituire i professori è difficile – dice Corda –. Quindi il rischio è quello di ridurre l’orario di chi sta a scuola e di conseguenza a risentirne è l’intero servizio. A me basterebbe solo qualche altra classe in quarantena per dover sospendere tutto a causa della mancanza dei docenti. Quindi bisogna potenziare le Assl. Anche i risultati dei tamponi dovrebbero arrivare in tempo». La speranza, in questo caso, è che l’Usca scolastica annunciata nei giorni scorsi dall’Ats-Assl riesca in qualche modo a snellire le procedure. Infine c’è la questione dei trasporti, anche questa particolarmente delicata. «Alcuni genitori mi hanno comunicato che i figli, pendolari, hanno paura dei trasporti – spiega Corda –. Significa che i ragazzi si sono resi conto che sui pullman non ci sono le condizioni di sicurezza».

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