La Nuova Sardegna

Olbia

Mater, il blocco due è zona rossa

di Stefania Puorro
Mater, il blocco due è zona rossa

Blindata e separata un’ala dell’ospedale per i pazienti colpiti dal virus: i primi 10 sono arrivati di notte

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OLBIA. Ore 13,45 di ieri: il blocco 2 viene blindato. E dalla scorsa notte ospita già i primi dieci pazienti Covid: cinque arrivati con le ambulanze da Cagliari, tre da Oristano e gli ultimi due da Sassari e Nuoro.

Il Mater Olbia affronta così la seconda ondata della pandemia e apre la zona rossa. Un’area completamente indipendente, isolata, attrezzata e sicura. Quattordici i posti letto attivati, tutti a pressione negativa. Otto per l’assistenza ordinaria, i rimanenti sono quelli sub intensivi. In una seconda e vicina fase si arriverà a 28. A cui si potranno aggiungere ulteriori sei posti letto di terapia intensiva, nel momento in cui si risolverà il problema della mancanza di anestesisti.

Prima che la zona rossa diventasse inavvicinabile, il consulente del Mater Olbia Hospital, Franco Meloni, scelto dalla nuova governance per la sua grande esperienza in campo sanitario e amministrativo, e il direttore sanitario Pietro Grasso, hanno spiegato che cosa avviene e come ci si muove nel sigillatissimo blocco 2. Dove sono a disposizione due ascensori: uno per gli ambulanzieri (che si fermano nella parte posteriore dell’ospedale e annunciano il loro arrivo) e uno per il personale. Coloro che devono operare nell’area Covid, dopo aver indossato le divise negli spogliatoi, devono seguire un percorso completamente staccato da quello dei colleghi che si devono dirigere verso gli altri reparti. La prima tappa è al quarto piano, dove avviene la vestizione (si impiegano dai 5 ai dieci minuti) ed è una procedura che si fa sempre in due: uno osserva, l’altro provvede a bardarsi. Nessun dettaglio, anche il più piccolo, viene trascurato. Ancora più importante è la svestizione, che deve essere accuratissima proprio per evitare la minima contaminazione: si butta via tutto in un contenitore di rifiuti speciali e poi si mettono i piedi (protetti da stivali di gomma) all’interno di due grandi “secchi” che contengono un liquido disinfettante. A questo punto, se necessario, ci si può anche fare una doccia per avere la certezza assoluta di essere “puliti”.

Attualmente, nella zona rossa, sono a disposizione cinque specialisti, una decina di infermieri, un coordinatore e due Oss.

«Tutti i ricoverati - spiegano Meloni e Grasso - vengono continuamente monitorati sia con le strumentazioni che con le telecamere. E sempre in quest’area, è a disposizione un moderno apparecchio che consente di fare le analisi direttamente nel reparto. Ancora: il passaggio di vitto, farmaci e provette avviene in modo assolutamente protetto e sicuro. Se poi un paziente Covid ha bisogno di fare una tac, c’è un tomografo dedicato; e se ha necessità di essere sottoposto a un intervento chirurgico, c’è una precisa procedura di utilizzo della sala operatoria». Non è consentito l’accesso a nessun parente (ma questo avviene in tutti i reparti), ma ai pazienti che non avessero un cellulare, vengono forniti sia il telefonino che un tablet (sanificati) per poter rimanere sempre in contatto con la famiglia.

Il Mater Olbia, «che ha aderito col consueto senso di responsabilità all’invito della Regione ad attrezzarsi urgentemente a ricevere i pazienti Covid», si legge in una nota, sottolinea una volta di più «che le tutte prestazioni agli altri ammalati non vengono interrotte. Non solo. Non sono stati sospesi nemmeno i nuovi ricoveri».

Vanno avanti anche i tamponi drive in che in questo momento (gli appuntamenti si prenotano sempre on line) vengono garantiti tre volte la settimana: lunedì, mercoledì e venerdì. Le persone che finora, dall’interno della propria macchina, sono state sottoposte all’esame sono più di cinquemila. Si grantiscono in media 150 tamponi in una giornata e nel giro di poche ore, via mail, viene comunicato il risultato.

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