Oschiri, «Mamma e papà col Covid e io abbandonata dall’Ats»
Sebastiano Depperu
L’appello di una donna che assiste la madre attraverso la finestra. «Mio padre, dopo la terapia intensiva, torna a casa ancora positivo. Come farò?»
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LA MADDALENA. I suoi genitori sono i casi di Covid-19 più gravi che Oschiri abbia avuto finora. Il paese è stato molto colpito dall'epidemia, arrivando ad avere diversi positivi e decine di persone in quarantena. Ma i genitori di Maria Giovanna Picciolli non sono stati (e non stanno) bene e la donna si sente sola, abbandonata e spaesata. Il padre Salvatore, 73 anni, è risultato positivo il 27 settembre. Dopo una decina di giorni a casa, è stato portato al pronto soccorso di Ozieri per un'altra patologia e aveva la febbre. Subito è stato scoperto il Covid ed è arrivato il trasferimento nel reparto delle malattie infettive di Sassari e, dopo qualche giorno, in terapia intensiva.
La buona notizia è arrivata, sabato, quando l’uomoè uscito dalla terapia intensiva ed è stato sistemato nella clinica medica per degenti Covid. Un respiro di sollievo durato poco. Perché? Lo racconta la stessa donna.
«Mio padre – spiega Maria Giovanna Picciolli – è guarito clinicamente. Ovvero: non ha più sintomi, ma continua a essere positivo al tampone. Dovrebbe tornare a casa. Ma come faccio io a occuparmi di lui e mia madre entrambi positivi? Entrambi hanno 73 anni. Come faccio a entrare a casa senza i presidi medici e di isolamento adeguati. Al telefono, dalla Usca (le Unità speciali di continuità assistenziale, che svolgono attività domiciliari per i pazienti Covid-19) mi hanno detto di entrare io e mi hanno dato la terapia. In questo periodo ho seguito mia madre da fuori, dalla finestra, controllando che prendesse le medicine, portandole il pranzo e facendole compagnia attraverso il vetro. A distanza seguo anche mio padre».
La mamma di Maria Giovanna Piccolli è risultata positiva in un secondo momento, unica della famiglia dopo il padre. Gli altri componenti e contatti sono risultati negativi e hanno rispettato anche la quarantena fiduciaria. «Come mi devo comportare? – chiede la donna – in un mese di malattia di mia madre ho visto solo una volta del personale medico dell'Ats. L'Usca non è presente per mia madre. Dal Comune ricevo solo messaggi per sapere com’è la situazione e ho avuto la proposta di andare in un b&b con mia figlia quando mio padre sarebbe tornato a casa. Ma io vivo già fuori dal nucleo familiare dei miei genitori. Sono disorientata, confusa e mi sento abbandonata. Devo anche lavorare e badare a mia figlia piccola, cosa che non posso fare perché mi occupo h24 di mia madre e a distanza di mio padre». La mamma di Maria Giovanna Picciolli ancora ha sintomi tra i quali un disorientamento occasionale che non fa stare tranquilla la figlia. Ed ecco l'appello: «Vorrei che venisse una squadra attrezzata che valutasse mia madre, che vedesse come sta e di cosa ha bisogno. E quando torna mio padre?».
La buona notizia è arrivata, sabato, quando l’uomoè uscito dalla terapia intensiva ed è stato sistemato nella clinica medica per degenti Covid. Un respiro di sollievo durato poco. Perché? Lo racconta la stessa donna.
«Mio padre – spiega Maria Giovanna Picciolli – è guarito clinicamente. Ovvero: non ha più sintomi, ma continua a essere positivo al tampone. Dovrebbe tornare a casa. Ma come faccio io a occuparmi di lui e mia madre entrambi positivi? Entrambi hanno 73 anni. Come faccio a entrare a casa senza i presidi medici e di isolamento adeguati. Al telefono, dalla Usca (le Unità speciali di continuità assistenziale, che svolgono attività domiciliari per i pazienti Covid-19) mi hanno detto di entrare io e mi hanno dato la terapia. In questo periodo ho seguito mia madre da fuori, dalla finestra, controllando che prendesse le medicine, portandole il pranzo e facendole compagnia attraverso il vetro. A distanza seguo anche mio padre».
La mamma di Maria Giovanna Piccolli è risultata positiva in un secondo momento, unica della famiglia dopo il padre. Gli altri componenti e contatti sono risultati negativi e hanno rispettato anche la quarantena fiduciaria. «Come mi devo comportare? – chiede la donna – in un mese di malattia di mia madre ho visto solo una volta del personale medico dell'Ats. L'Usca non è presente per mia madre. Dal Comune ricevo solo messaggi per sapere com’è la situazione e ho avuto la proposta di andare in un b&b con mia figlia quando mio padre sarebbe tornato a casa. Ma io vivo già fuori dal nucleo familiare dei miei genitori. Sono disorientata, confusa e mi sento abbandonata. Devo anche lavorare e badare a mia figlia piccola, cosa che non posso fare perché mi occupo h24 di mia madre e a distanza di mio padre». La mamma di Maria Giovanna Picciolli ancora ha sintomi tra i quali un disorientamento occasionale che non fa stare tranquilla la figlia. Ed ecco l'appello: «Vorrei che venisse una squadra attrezzata che valutasse mia madre, che vedesse come sta e di cosa ha bisogno. E quando torna mio padre?».
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