Una maxi villa a Tavolara la procura fissa il processo

Capasso cita direttamente a giudizio i fratelli Marzano e il direttore dei lavori Il Grig: ci costituiremo parte civile. La proprietà: ci sono tutte le autorizzazioni

OLBIA. Un paradiso chiamato Tavolara, un edificio rurale trasformato in villa in mezzo al verde, committenti dal cognome eccellente, un architetto di fama che ha firmato abitazioni da sogno lungo la costa e non solo, un’agguerrita associazione ambientalista, un procuratore della Repubblica sensibile alle questioni ambientali e un’accusa non da poco: presunte opere abusive realizzate in difformità rispetto al permesso di costruire e alla autorizzazione paesaggistica. Sono gli ingredienti e i protagonisti del processo che comincerà il prossimo 7 gennaio davanti al giudice monocratico del Tribunale di Tempio. Gregorio Capasso, il capo della Procura di Tempio, ha infatti deciso di citare a giudizio Vittorio e Loredana Marzano, i fratelli proprietari di un’ampia parte dell’isola, il direttore dei lavori Julio Cesar Ayllon, e altre tre persone (Giuseppe Ciambella, Paolo Guglielmi e Marilena Cardone) coinvolte nella committenza o nell’esecuzione dei lavori contestati.

Il caso è scoppiato nell’estate del 2019, quando in mezzo al verde profondo dell’isola che ospita il festival del cinema italiano hanno cominciato a biancheggiare i muri di un edificio in costruzione.

Un gruppo di turisti lo ha segnalato al Grig, il Gruppo di intervento giuridico, che con la consueta capacità operativa ha presentato una valanga di istanze e richieste di documenti a Ministero, Regione, Soprintendenza, Comune, Forestale, Carabinieri, Procura della Repubblica. Che, sulla base degli accertamenti dei carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale di Cagliari, il 6 settembre 2019 ha disposto il sequestro preventivo dell’immobile, convalidato qualche giorno dopo dal giudice delle indagini preliminari.

Stefano Deliperi, presidente del Grig, annuncia la presentazione dell’istanza di costituzione di parte civile. «Una vecchia casa rurale – spiega l’associazione – è stata trasformata in una villa di circa 300 metri quadrati su due piani, in corso di completamento a un centinaio di metri dal mare».

Secondo la Procura della Repubblica e i carabinieri, i lavori eseguiti avrebbero comportato la demolizione di un fabbricato del 1936 e la nuova costruzione in difformità rispetto alle licenze rilasciate dal Comune di Olbia nel 2015. «Sulla piccola isola gallurese – sottolinea Deliperi, che ieri ha diffuso un lungo documento sul caso Tavolara – sono presenti una pluralità di misure di tutela: dal vincolo paesaggistico al vincolo di conservazione integrale, alla presenza del sito di importanza comunitaria, il Sic Isola di Tavolara, Molara, Molarotto». E ora, si legge nel documento del Grig, si avvicina il momento della verità processuale.

La famiglia Marzano ribatte che sono state richieste tutte le autorizzazioni e che queste sono state ottenute al termine di un lungo iter. Ancora: la costruzione ristrutturata era la casa alloggio del custode ed era stata realizzata negli anni Sessanta. Per l’avvocato Giancomita Ragnedda, che difende gli accusati insieme al collega Domenico Oropallo, del foro di Latina, a Tavolara non c’è un problema di abusi edilizi ma una questione di interpretazione delle norme.

«La proprietà – sottolinea il legale a proposito della citazione diretta a giudizio da parte della Procura – è lieta che si vada al dibattimento. Ci sarà il contradditorio davanti al giudice e avremo la possibilità di far valere le nostre ragioni». Appuntamento al 7 gennaio, dunque.

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