Violenza sulla dirigente la Procura: archiviazione
di Tiziana Simula
Il sindaco Settimo Nizzi era stato accusato su Facebook da Gabriella Palermo Sentita dagli inquirenti l’ex assessore Silvana Pinducciu: «Anch’io molestata»
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OLBIA. La guerra di denunce sfociata in una corposa inchiesta che vede indagato per violenza sessuale il sindaco Settimo Nizzi, arriva a una svolta. La Procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale nei confronti del primo cittadino. Ma non solo per lui. La stessa richiesta è stata formulata al gip del tribunale di Tempio anche per la sua accusatrice, la dirigente comunale Gabriella Palermo – attualmente sospesa dal lavoro per sei mesi, senza stipendio, colpita da un provvedimento disciplinare – accusata dal sindaco di calunnia e di tentata estorsione. Una vicenda complessa, intrisa di anni di conflitti e tensioni tra i due, nella quale, nel corso del tempo, sono stati tirati in ballo anche assessori e dirigenti comunali a loro volta finiti sotto inchiesta dopo la raffica di denunce presentate dalla Palermo. Nel registro degli indagati sono stati iscritti i dirigenti comunali Anna Maria Manca e Antonello Zanda, la segretaria comunale Stefania Giua e l’assessora Sabrina Serra. Anche per loro il procuratore Gregorio Capasso e il sostituto Laura Bassani hanno chiesto l’archiviazione. Nell’inchiesta spunta anche il nome dell’ex assessora allo Sport Silvana Pinducciu, che figura come parte offesa. L’ex componente della giunta che si era dimessa qualche mese fa in acceso contrasto con Nizzi, è stata convocata e sentita in Procura. Agli inquirenti avrebbe riferito di essere stata anche lei vittima delle molestie del sindaco. Sostenendo, quindi, le accuse della Palermo.
Il primo cittadino, difeso dall’avvocato Sergio Milia, è stato sentito dal procuratore nei giorni scorsi. È stato lo stesso Nizzi a sollecitare l’interrogatorio nel corso del quale ha raccontato la sua versione dei fatti, ribadendo ciò che aveva già detto anche in conferenza stampa dopo la pubblicazione del post su Facebook della dirigente che lo accusava di violenza sessuale. E cioè che la sua, fosse una calunnia legata alla sua sospensione dal lavoro. «È una menzogna per colpirmi perché non mi sono piegato alla sua richiesta di bloccare il procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti», aveva detto Nizzi. In Procura, il suo difensore ha depositato una corposa memoria con tutte le denunce presentate fino a quel momento. Nell’ultimo anno tra i due c’è stata una vera battaglia di denunce: quattro più quella per violenza sessuale sporte contro il sindaco da parte della dirigente comunale, a cui il primo cittadino ha risposto con altrettanti esposti.
Il caso era esploso il 18 settembre poco prima delle 9 del mattino, quando la dirigente aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un post. Che diceva così. «Ho subìto violenza sessuale da parte del sindaco Settimo Nizzi». Parole che avevano fatto sobbalzare Nizzi dalla sedia e scatenato immediatamente reazioni e commenti contrastanti in città e sul web. «Di tutto mi sarei aspettato nella mia vita tranne di essere accusato del reato più infido e peggiore di cui un uomo può essere incolpato. Ciò di cui mi accusa è una menzogna per colpirmi perché non mi sono piegato alla sua richiesta di bloccare il procedimento disciplinare», aveva risposto Nizzi convocando una conferenza stampa alle 6 di sera, dopo essere andato dai carabinieri per l’ennesima denuncia contro la Palermo. L’inchiesta ha galoppato veloce, diverse le persone interrogate. Ieri, la richiesta di archiviazione per tutte le persone in un modo o nell’altro coinvolte. Ora Nizzi, Palermo e Pinducciu hanno 20 giorni di tempo per opporsi alla richiesta del pm.
«Siamo soddisfatti – commenta l’avvocato Milia – Nizzi è sempre stato sereno, seppur con grande apprensione vista la gravità dell’accusa. Ha deciso da subito di farsi interrogare per chiarire la sua posizione».
Il primo cittadino, difeso dall’avvocato Sergio Milia, è stato sentito dal procuratore nei giorni scorsi. È stato lo stesso Nizzi a sollecitare l’interrogatorio nel corso del quale ha raccontato la sua versione dei fatti, ribadendo ciò che aveva già detto anche in conferenza stampa dopo la pubblicazione del post su Facebook della dirigente che lo accusava di violenza sessuale. E cioè che la sua, fosse una calunnia legata alla sua sospensione dal lavoro. «È una menzogna per colpirmi perché non mi sono piegato alla sua richiesta di bloccare il procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti», aveva detto Nizzi. In Procura, il suo difensore ha depositato una corposa memoria con tutte le denunce presentate fino a quel momento. Nell’ultimo anno tra i due c’è stata una vera battaglia di denunce: quattro più quella per violenza sessuale sporte contro il sindaco da parte della dirigente comunale, a cui il primo cittadino ha risposto con altrettanti esposti.
Il caso era esploso il 18 settembre poco prima delle 9 del mattino, quando la dirigente aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un post. Che diceva così. «Ho subìto violenza sessuale da parte del sindaco Settimo Nizzi». Parole che avevano fatto sobbalzare Nizzi dalla sedia e scatenato immediatamente reazioni e commenti contrastanti in città e sul web. «Di tutto mi sarei aspettato nella mia vita tranne di essere accusato del reato più infido e peggiore di cui un uomo può essere incolpato. Ciò di cui mi accusa è una menzogna per colpirmi perché non mi sono piegato alla sua richiesta di bloccare il procedimento disciplinare», aveva risposto Nizzi convocando una conferenza stampa alle 6 di sera, dopo essere andato dai carabinieri per l’ennesima denuncia contro la Palermo. L’inchiesta ha galoppato veloce, diverse le persone interrogate. Ieri, la richiesta di archiviazione per tutte le persone in un modo o nell’altro coinvolte. Ora Nizzi, Palermo e Pinducciu hanno 20 giorni di tempo per opporsi alla richiesta del pm.
«Siamo soddisfatti – commenta l’avvocato Milia – Nizzi è sempre stato sereno, seppur con grande apprensione vista la gravità dell’accusa. Ha deciso da subito di farsi interrogare per chiarire la sua posizione».
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