L’Aou di Sassari: 4 test negativi sul paziente trasferito a Olbia
OLBIA. L’Aou di Sassari interviene sul caso del paziente trasferito in rianimazione a Olbia e risultato positivo al Covid. «Tutti i dati a nostra disposizione dimostrano che il paziente trasferito a...
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OLBIA. L’Aou di Sassari interviene sul caso del paziente trasferito in rianimazione a Olbia e risultato positivo al Covid. «Tutti i dati a nostra disposizione dimostrano che il paziente trasferito a Olbia presentava ben 4 test Bas negativi ed era mandatorio, nella gravissima situazione d’emergenza in atto, trovare immediatamente un posto in rianimazione no-Covid per rendere disponibile un posto Covid a un altro paziente dei tanti che, purtroppo, convergono sull’unico hub del Nord Sardegna». È quanto riferisce Pier Paolo Terragni, direttore dell'Anestesia e Rianimazione I e capo dipartimento di Emergenza e Urgenza dell'Aou di Sassari. Il docente ricostruisce la vicenda del paziente ricoverato il 15 ottobre proveniente da Olbia e riproposto il 30 ottobre all'ospedale di Olbia, dopo le cure intensive a Sassari.
«Data la situazione emergenziale in atto – continua Terragni –, è necessario ricercare tutte le forme di collaborazione e condivisione dei percorsi, a tutti i livelli di disponibilità sul territorio, piuttosto che generare dubbi sulle procedure adottate, che risultano sempre estremamente rigide anche se applicate in regime di massima emergenza». Sull'argomento interviene anche Sergio Babudieri, direttore dellacClinica di Malattie infettive: «La positività del tampone – afferma – non è la malattia. Infatti nel primo periodo dei sintomi la carica virale risulta elevata, per poi scendere dopo la prima settimana di infezione fino a risultare poco o per nulla infettante». Il paziente giunto da Sassari intanto è ancora ricoverato in isolamento, in attesa che si lineberi un posto in un Covid hospital. Sono stati anche già state sottoposte a tampone tutte le persone che lavorano nella rianimazione del Giovanni Paolo II. L’esito sinora è stato negativo.
«Data la situazione emergenziale in atto – continua Terragni –, è necessario ricercare tutte le forme di collaborazione e condivisione dei percorsi, a tutti i livelli di disponibilità sul territorio, piuttosto che generare dubbi sulle procedure adottate, che risultano sempre estremamente rigide anche se applicate in regime di massima emergenza». Sull'argomento interviene anche Sergio Babudieri, direttore dellacClinica di Malattie infettive: «La positività del tampone – afferma – non è la malattia. Infatti nel primo periodo dei sintomi la carica virale risulta elevata, per poi scendere dopo la prima settimana di infezione fino a risultare poco o per nulla infettante». Il paziente giunto da Sassari intanto è ancora ricoverato in isolamento, in attesa che si lineberi un posto in un Covid hospital. Sono stati anche già state sottoposte a tampone tutte le persone che lavorano nella rianimazione del Giovanni Paolo II. L’esito sinora è stato negativo.
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