La Nuova Sardegna

Olbia

Botte e insulti alla moglie 28enne sarà processato

di Tiziana Simula
Botte e insulti alla moglie 28enne sarà processato

Il giovane deve difendersi dalle accuse di maltrattamenti e violenza sessuale Avrebbe picchiato la donna per anni anche davanti al loro figlio piccolo

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OLBIA. Ai carabinieri a cui aveva raccontato il suo dramma, aveva detto di non essere mai andata in ospedale quando il marito la picchiava perché aveva paura di lui. Ma che schiaffi, insulti, minacce di morte e rapporti sessuali non consenzienti erano continui. E andavano avanti da anni, da appena si erano sposati, nel 2013. Le botte non si fermavano neppure davanti al loro figlio di pochi anni che più di una volta aveva assistito a quelle violenze.

Il giovane di 28 anni, residente in città ma di origine albanese, sarà processato. Così ha deciso ieri il gup del tribunale di Tempio Caterina Interlandi che lo ha rinviato a giudizio con le accuse di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Difeso dall’avvocato Abele Cherchi, non è stato scelto alcun rito alternativo nella certezza che durante il processo la sua posizione sarà chiarita.

La moglie, albanese anche lei, aveva denunciato i maltrattamenti subiti nel gennaio 2019 dopo l’ennesimo violento litigio, costato alla donna uno schiaffo e uno spintone. Lei era caduta a terra riportando un trauma cranico. A quel punto, dopo aver subito per anni in silenzio le vessazioni del marito, aveva deciso di andare dai carabinieri e di denunciarlo.

«Non l’ho fatto prima perché avevo paura di lui. Non sono mai andata in ospedale perché l’ho sempre perdonato e perché mi vergognavo», ha raccontato in lacrime ai militari. Stando alle accuse, il giovane la picchiava abitualmente e la minacciava dicendole che se fosse andata dai carabinieri a denunciarlo, una volta uscito dalla galera le avrebbe rovinato la vita e l’avrebbe screditata in giro raccontando che era una poco di buono. Il 28enne è accusato anche di violenza sessuale. Stando alle contestazioni del pubblico ministero Laura Bassani, in più occasioni, prendendola a schiaffi, bloccandole i polsi, strappandole i vestiti e minacciandola anche di morte, la costringeva a subire rapporti sessuali. «Mi diceva che ero sua e che se mi avesse visto insieme ad un altro uomo, mi avrebbe ucciso», aveva denunciato ancora ai carabinieri. A cui aveva detto di essere stata sempre picchiata anche in presenza del loro bambino.

Dopo la denuncia, era scattata subito l’inchiesta con l’attivazione della procedura prevista dal “Codice rosso” finalizzata a tutelare le vittime della violenza. Ora sarà il processo a fare chiarezza su tutte le accuse.

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